table width="425" border="0" align="left" bgcolor="#FFFFFF" cellspacing="1" >
 |
|
AFTERVILLE
2058.
50 anni fa, numerosi corpi celesti precipitarono sul nostro mondo, cambiando per sempre lo sky-
line delle più importanti città del pianeta. Le astronavi, soprannominate “Le Rocce” non diedero
mai nessun segno di vita, e vennero ben presto inglobate nell’urbanistica e nel sistema socioeco-
nomico terrestre. L’unica cosa che gli scienziati riuscirono a scoprire riguardo Le Rocce fu un
segnale geomagnetico proveniente dal loro interno, che venne codificato nella nostra lingua come
un Conto alla Rovescia alla fine del quale nessuno sa cosa succederà.
Oggi, viviamo le ultime ore dell’Ultimo Giorno attraverso gli occhi di due innamorati, Sam e Lisa,
che cercano disperatamente di ritrovarsi prima che il mondo così come lo conosciamo possa
finire.
Sono particolarmente fiera di invitare tutti i milanesi e i non milanesi che hanno voglia di farsi un viaggetto
alla prima proiezione nazionale di
Afterville The Movie
che si svolgerà Martedì 27 Maggio 2008 alle h. 20.00 a Milano presso la Sala Fedra del cinema Apollo in Galleria De Cristoforis 3.
Afterville è prodotto da BBproductions e FastForward, porta la firma dei mitici registi Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, riconosciuti autori di corti di fantascienza premiati in tutto il mondo quali “E:D:E:N” e “The Silver Rope” ed è interpretato da Roberto Laureri, Giorgia Wurth e Paolo Giangrasso.
Non perdetevelo è fighissimo!!!
DATI DI FATTO
Perché l’Italia ha così paura della verità? Quanto ci fa paura la nostra verità sporca con cui conviviamo in silenzio ogni giorno ricoprendola di merda e immondizia che prima o poi verrà fuori e allora puzzerà troppo per essere gestibile? (e non solo in senso metaforico).
Perché l’Italia ha paura dei (pochissimissimi) giornalisti indipendenti? Un giornalista fazioso è innocuo, perché lo si può appunto accusare di (fazio)sità, ma un giornalista che non è servo del potere e soprattutto che racconta i FATTI, allora sì che terrorizza, perché davanti ai fatti non c’è faziosità che tenga.
Credo che sarà difficile rivedere Marco Travaglio in tv a lungo, purtroppo. Si unirà a quella schiera di “eroi della comunicazione” (di destra e di sinistra) a cui non è più concesso di comunicare attraverso il mezzo televisivo.
Eroi non perché abbiano fatto qualcosa di straordinario, eroi perché hanno fatto qualcosa di ordinario. Eccolo il paradosso!
Fortunatamente ci sono i libri, il teatro, le piazze, la rete. Luoghi straordinari per raccontare eventi ordinari.
Il mestiere delle parole

Finalmente ce l’ho fatta! Ho realizzato un sogno che avevo da un sacco di anni: incontrare il mio regista italiano preferito, Ermanno Olmi! E’ avvenuto giovedì sera a Milano, al Barrios, un locale davvero interessante dal punto di vista degli eventi culturali, in una serata di pioggia atroce.
Lui era lì, voce in capitolo di un dibattito sui giovani e i sentimenti, a parlare di cinema ma non solo. Al di la’ dei suoi film (Il mestiere delle armi è un autentico capolavoro), ritengo quest’uomo un patrimonio vivente della nostra società. Ascoltarlo mentre parla è un vero piacere uditivo e immaginario, è capace di sintesi efficacia modernità e poesia in ogni singola frase, senza eccezioni.
Alla fine del dibattito mi sono fatta coraggio e sono andata a conoscerlo;
per dirgli “piacere” ci ho messo 5 minuti balbettando, se davanti a me avessi avuto Jhonny Depp non sarei stata così emozionata!
Purtroppo mi ha confermato che non farà altri film perché secondo lui il Cinema non esiste più. Lui il Cinema, il suo gioco preferito, continuerà a farlo dietro le quinte.
Che peccato Ermanno, però ti prego, questo almeno sì, continua a parlarci…
FACCE DA
Cammino per la città e vengo sommersa da facce. Avverto proprio la loro presenza come fantasmi che mi guardano e seguono ogni mio movimento. Sono fantasmi di carta che ridono. Ma che avrete mai da ridere fantasmi di carta? Ridono coi loro denti bianchi e numerosi, hanno molti più denti di noi comuni mortali loro, tanto
che all’inizio pensavo stessero sponsorizzando un dentifricio. No, veramente proprio all’inizio all’inizio pensavo a una dentiera. Una dentiera con buoni propositi per i poveri cittadini che di denti ne hanno meno e un po’ più giallognoli. Poi però ho pensato che alcune di queste facce di carta stessero sponsorizzando uno shampoo, una tinta, un riporto, un parrucchino. Forse sono i nuovi testimonial di Cesare Ragazzi mi sono detta, perché sono tutti patinati e messi a tiro. I capelli coi buoni propositi per i poveri cittadini che di capelli ne hanno meno o ne hanno tanti ma con un po’ di ricrescita di un altro colore o almeno qualche doppia punta sì dai.
Vabbè, che pubblicizzassero quello che gli pare però mi dà fastidio che mi guardino così insistentemente, non si può cavolo, uno non è più libero di aggiustarsi le mutande che gli si sono incastrate tra non so cosa o di togliersi una caccola dal naso che quelli continuano a fissarti e ti fanno sentire un maleducato, un maiale, anche perché loro una cosa così non la farebbero mai loro sono educati e belli e puliti e sempre a posto. Allora decido di fare il gioco duro e penso che sottosotto qualche difetto ce l’avranno pure loro: comincio a fissarli a mia volta, uno per uno convinta che prima o poi almeno uno sbadiglio, un singhiozzino, un ruttino. Niente. Perfetti. A un certo punto uno comincia a sussurrare qualcosa, tipo che vuole garantirmi una bella pensione. Proprio a me che neanche mi conosci? sei sicuro? Ma grazie! Un altro vuole alzarmi il salario. A me? E perché? cosa mai avrò fatto per guadagnare questo? Quell’altro mi dice che dato che io sono una donna vuole darmi pari opportunità! Ma non pensavo di meritarmi tanto! Da laggiù un’altra faccia comincia a gridare contro la faccia che mi sta parlando, e la insulta proprio ci va giù pesante, e altre facce lo incalzano, e poi altre ancora, e gridano, e si dicono parolacce, e si menano, e diventa tutto un gran bordello di facce e slogan, qualcuno vuole abbassare le tasse e qualcun altro vuole migliorare l’assistenza sanitaria, un impegno morale, un dovere, io credo, il paese in ginocchio, rimbocchiamoci le maniche, si può fare, rialzati, la famiglia, aborto no grazie, aborto sì grazie, clandestini a casa, w l’integrazione, lavoro per tutti, votami votami votami..
Ahò, ma lo sapete che, se non fosse stato per le vostre facce, quasi quasi…
ci sarei cascata?
La donna ritorna!
ciao ragazzi!
per chi avesse voglia e fosse a roma,
questo weekend riportiamo in scena lo spettacolo "La donna che ha partorito nel cielo ritornerà" con la regia di Francesca Satta Flores,
all'interno della rassegna di Teatro Civile e della Memoria al
Teatro L'Orangerie
Via Alessandro Volta 41/a (Testaccio)
Tel. 06/30310156 - 329/9779605
5 aprile - ore 21
6 aprile - ore 17,30
FRANCO TRENTALANCE: secondo round
Finalmente è tornato a trovarci Franchino Trentalance! Tra un set e l'altro abbiamo chiacchierato parecchio e devo dire che è in gran forma!
Mi ha scritto un pezzo x il blog con delle sue riflessioni sempre molto filosofiche che ora vi riporto qui sotto. Buona lettura ragazzi!!!
FARE SESSO E’ PROPRIO COME UNO SPORT: VEDIAMO PERCHE’.
Concentrazione, sudore, respiro irregolare e muscoli tesi. Sembra la cronaca di una finale olimpica, vero? Invece, è quello che accade quando il sesso si ha voglia di farlo sul serio.
Talento, tecnica e passione sono doti indispensabili. Allenamento, esperienza e disinvoltura, elementi da acquisire il più in fretta possibile. E non stiamo parlando di Federer o della Sharapova e nemmeno di Totti o Valentino Rossi, ma delle caratteristiche per fare sesso di buona, anzi ottima qualità.
Ricordo da ragazzino, quando i miei genitori mi iscrivevano ai vari corsi sportivi. Scuola calcio, tennis, d’inverno il nuoto…
Dopo qualche tempo, l’istruttore faceva il punto della situazione e il giudizio si riassumeva in una semplice frase: “Il ragazzo è - o non è - portato per questo sport”.
A mio parere, fare sesso equivale a una prestazione sportiva, ne più ne meno e anche in questo caso si ha o non si ha, l’attitudine giusta.
Analogie e similitudini sono numerosissime.
Al pari di un’attività sportiva difatti, il sesso si pratica o si dovrebbe praticare per parecchi lustri, dalla giovinezza alla maturità’ avanzata e lo si può “giocare” a diversi livelli: in serie A, B, nelle categorie eccellenza, amatori o dilettanti.
Si può fare ogni tanto, regolarmente o tutti i giorni. Ci si può “allenare” da soli, giocare sempre con lo stesso compagno, o anche cambiarlo ad ogni match (per chi ci riesce).
Ma a differenza dello sport dove per imparare abbiamo al fianco, un allenatore, un maestro o un giocatore più esperto, nel sesso siamo un po’ tutti allo sbaraglio. A inizio carriera infatti, cerchiamo di arrangiarci coi sentito dire, con qualcosa letta sulle riviste o imitando posizioni da film porno. Oltre ad affidarsi all’istinto, naturalmente, ma direi che siamo comunque nel panico.
E’ come se al primo match da professionista ci sbattessero sul centrale di Wimbledon o se dopo una settimana di guida, ci ritrovassimo in sella a una Ducati sul circuito del Mugello.
Se ci pensiamo un attimo, per ogni cosa della vita, abbiamo bisogno di imparare: per usare un computer, pescare, suonare, dipingere, fare bricolage, potare un albero, andare in bicicletta, guidare, cucinare, stirare e potremmo continuare all’infinito.
Nel sesso invece, siamo tristemente autodidatti: improvvisiamo, facciamo danni, siamo goffi, impacciati o agitati. Spesso ci muoviamo male e in modo maldestro. E non avendo il supporto di arbitri o giurie che stabiliscano la qualità delle nostre prestazioni, siamo noi a darci i voti e giudicare. Così ci sono donne che arrivano a quarant’anni credendosi bocca di rosa, mentre sono maestre del “rigatone” e uomini che si reputano stalloni da competizione quando superano dieci minuti di performance.
Il guaio è che col passare degli anni, se abbiamo imparato male e siamo impostati in modo sbagliato, gli errori sono sempre più difficili da correggere.
Da giovanissimo, sciavo col peso del corpo indietro tendendo a sollevare le punte degli sci. Risultato, più rapidità nei cambi di direzione ma meno controllo. Bene, ancora oggi a distanza di vent’anni, faccio fatica a modificare quella posizione.
Naturalmente, sarebbe utile anche avere un fisico accettabile; se siamo venti chili soprappeso ci verrà rapidamente il fiatone, se beviamo come una spugna avremo reazioni un po’ appannate e se fumiamo come una ciminiera - il fumo ostruisce le arterie! - avremo alla distanza, erezioni meno consistenti.
E come nello sport il tutto non si riduce alla semplice preparazione fisica. C’è una parola magica che è fondamentale: atteggiamento.
Ci vuole passione, attitudine e voglia di farlo. Se si scende in campo scarichi e svogliati, difficilmente otterremo una prestazione degna di nota.
Alla finale di un mondiale c’è chi se la fa sotto e chi si esalta, chi non regge la pressione e chi gioca come non ha mai fatto, chi sente tremare le ginocchia e chi ha forze decuplicate, chi non tiene alla distanza e chi viene fuori (non è un gioco di parole) dopo tre ore di gioco o quaranta chilometri di corsa.
Nel sesso non mi sembra molto diverso: chi ha l’ansia da prestazione, dell’erezione, della durata o chi pensa che lei sia troppo bella, troppo esperta o troppo sicura. Chi si emoziona e chi è deciso come l’ispettore Callaghan, chi è sprinter e chi maratoneta, chi ottiene una vittoria l’anno e chi conta i trofei. Chi ha movimenti efficaci e naturali e chi gesti goffi ed impacciati.
Una mia ex, mentre trombavamo si metteva a piangere, perché pensava di non essere all’altezza e un’altra faceva cose che non aveva mai fatto (almeno così diceva) perché stimolata dall’essere a letto col pornodivo.
Monica dopo un quarto d’ora di sesso, si addormentava senza neanche dirmi ciao e Silvia, dopo novanta minuti di su e giù (giuro che anche per me sono più che sufficienti) diceva di aver appena cominciato.
Elena, credo per ripicca col suo ex, voleva battere il record di orgasmi - agenda alla mano - ogni volta che lo facevamo e Claudia che era fidanzata con un altro, lo faceva ma senza venire, così il tradimento era solo a metà.
Poi abbiamo chi ama sport individuali (de masturbatio), di coppia (un classico one to one) o di squadra ( club di scambio, orge e gangbang). Chi sport classici (letti e divani) e chi estremi (sadomaso, fetish, bondage), chi sport di precisione (alla ricerca del punto G) o di potenza (ti sbatto come un tappeto) e chi quelli di sprint o di durata.
Ci sono sportivi completi che sanno fare tutto (servizio, volèè, punizioni, dribbling, rigori, schiacciate, ganci e montanti) e altri più limitati (questo si, questo no, questo forse, questo dipende, questo invece mi fa male).
Sesso e sport sono accomunati anche nel doping: c’è chi non usa niente e chi prende qualche aiutino (Viagra, Cialis, Levita, testosterone), chi ha un fisico naturale e chi modificato (liposuzioni, lifting, silicone e botulino).
Senza contare che il nostro schema cambia in funzione dell’avversario, pardon del partner.
Modifichiamo tattica e atteggiamento, adattandoci al gioco e ai colpi dell “avversario. Abbiamo una percezione diversa di ciò che facciamo in base al chi abbiamo davanti.
Con qualcuna possiamo fare di tutto giocando a tutto campo, con altre solo qualcosa, perché piene di tabù. Con qualcuna ci si capisce al volo e con altre possiamo rotolarci mesi tra le lenzuola, senza combinare niente di buono.
Con qualcuna siamo freddi e col timer incorporato e con altre siamo caldi e passionali. Con qualcuna speriamo oggi non ne abbia voglia e con altre perché non lo facciamo ancora.
Che ci possiamo fare, il sesso come molte cose della vita, è semplice e complicato allo stesso tempo. L’importante è rendersi conto delle proprie qualità e dei propri limiti. O vogliamo perdere di vista il senso della realtà, guidando un’utilitaria come una Ferrari o andare al bar vestite come modelle per una sfilata?
Franco Trentalance
VERGOGNA!
Ragazzi,
ho inciso una canzone che si intitola Vergogna!
Potete ascoltarla e vedere il video su YouTube (vi avverto però: è piuttosto trasgressivo!) a questo indirizzo:
http://it.youtube.com/watch?v=1uAmvOTb32w
Se vi piace mandatelo ai vostri amici!
BACIIIIIIIIIIIII!!!!!
PS: NON SONO IO L'ATTRICE DEL VIDEO!
TRATTATECI MALE!
Se voi uomini solo sapeste…
Quanto poco basterebbe a farci innamorare di voi.
Per voi il sesso è imprescindibile, fondamentale, e per farvi una scopata siete disposti a tutto, a recitare qualsiasi parte.
Ok.
Il fatto è che può capitare, pure a voi maschietti, di innamorarvi. E quando cupido vi colpisce, non c’è nulla da fare, vi trasformate negli esseri più sdolcinati e servizievoli che esistano sulla faccia della terra. Vi prostrate a veri e propri tappetini, e con gli occhi supplicanti non fate altro che ripetere “calpestami ti prego”. Ogni nostro desiderio diventa un ordine: non facciamo in tempo a renderci conto di aver sete che già ci versate una coca light, ci piace la gonnellina vista in vetrina e ce la fate ritrovare a casa, arrivate a prenderci in anticipo mentre noi dobbiamo ancora iniziare a metterci il fondotinta vi facciamo aspettare sotto il portone per almeno tre quarti d’ora e voi non battete ciglio, anzi, con riconoscenza ci ringraziate per avervi dato il tempo di fumarvi una sigaretta dato che a noi il fumo dà fastidio. Ci aprite la portiera della macchina con sudditanza e poi ci chiedete che musica vogliamo ascoltare che cibo abbiamo voglia di mangiare e qual è il nostro colore preferito. Ma insomma, siete innamorati d’accordo, però cercate di essere almeno un po’ originali. O meglio ancora, trattateci male. Vi prego, trattateci male. Marco Ferradini, per due terzi del suo teorema, aveva perfettamente ragione. Si è rovinato con l’ultima strofa. Uomini innamorati, volete davvero che noi donne ricambiamo la vostra infatuazione? Ne siete proprio sicuri? Allora ripeto, per il vostro e il nostro bene, trattateci male. E trattatevi da uomini. Non pendete dalle nostra labbra, non tollerate tutti i nostri capricci, non datecela sempre vinta, non adulateci, mandateci affanculo quando ce lo meritiamo, contradditeci (non potete immaginare quanto adoriamo il contraddittorio), non assecondateci in tutto e per tutto, diteci in faccia quello che davvero pensate, non lasciate che lo veniamo a scoprire in seguito, magari durante un litigio, perché perdereste la vostra credibilità. Ma, soprattutto, fateci credere che potreste scappare con un’altra da un momento all’altro, anche se noi siamo la vostra prima scelta. Fateci sentire un po’ precarie e un po’ mignotte, fateci sentire belle e fragili, intense e passeggere, livide e mamme, e saremo vostre, davvero.
PRET-A-PENSER

Benvenuti nello spazio Pret-a-Penser: qui potete acquistare, ad un modico prezzo, i pensieri adatti ad ogni situazione.
Dovete andare a un incontro di lavoro e volete conquistare il vostro interlocutore?
Avete un appuntamento galante e volete far subito colpo sul vostro partner?
Cercate nuovi amici che vi apprezzino per la vostra personalità?
Vi attende una riunione di condominio dove volete far valere la vostra posizione?
Non sapete mai cosa dire quando vi trovate in ascensore con degli sconosciuti?
Vi sentite imbarazzati quando un giornalista del telegiornale vi intervista mentre fate shopping?
Non sapete come commentare un film appena visto al cinema?
Non avete ancora trovato un’identità politica o semplicemente non volete dichiararla?
Allora siete al posto giusto nel momento giusto: qui potete trovare i pensieri che fanno al caso vostro,
i pensieri perfetti per ogni occasione,
i pensieri che dicono tutto e niente allo stesso tempo,
i pensieri che commuovono e che colpiscono,
i pensieri che vi danno un’immagine intelligente,
i pensieri che vi salvano dall’imbarazzo,
i pensieri che vi permettono di essere accettati dal gruppo
e quelli che vi consentono di dominarlo,
i pensieri comuni,
quelli che non danno nell’occhio ma che vi fanno mantenere la vostra posizione,
i pensieri che fanno ridere
e quelli che fanno piangere.
Viviamo in un’epoca frenetica, dove ci sono tante, tantissime cose da fare.
Perché perdere tempo a pensare?
CI PENSIAMO NOI A PENSARE PER VOI!
Date uno sguardo al nostro catalogo: troverete il pensiero perfetto per le vostre necessità.
E solo in occasione delle feste natalizie, vi ricordiamo che c’è una promozione imperdibile: 3 pensieri al prezzo di 2 oppure 3 pensieri al prezzo di 4 ma in omaggio vi diamo un capo di pret-a-porter. (Fino a esaurimento scorte).
Non pensateci due volte!
Ah, buon natale!
e se ci rendessimo precari tutti?
Ho già dimostrato nel mio primo pezzo “Gli Italiani amano i bambini o li sfruttano?” come gli
anziani e le generazioni vicine alla pensione si sono riservati delle pensioni molto superiori a ciò che gli spetterebbe in base alle loro contribuzioni, tutto a scapito dei loro figli. Purtroppo non sono solo le pensioni che privilegiano gli anziani e fregano i giovani. Ci sono almeno due altri fenomeni che provocano lo stesso effetto:
Uno è l’immenso debito dello stato (di gran lungo il più alto di tutti gli stati industriali) creato e consumato negli ultimi decenni, cioè dai pensionati di oggi, che nessuno vuole rimborsare e che quindi lasciamo tranquillamente in eredità ai nostri figli. Particolarmente grave è, che questo debito non è dovuto ad eventi particolari come guerre o catastrofi naturali ma semplicemente alla voglia di spendere di più di quello che si guadagna.
L’altro fenomeno è il privilegio di cui godono gli anziani nel mondo del lavoro rispetto ai giovani. Dall’introduzione del divorzio il posto fisso – non importa nella pubblica amministrazione o nell’industria privata – è diventato più fisso che il matrimonio, praticamente inscindibile da parte del datore di lavoro. Questo privilegio viene difeso dai sindacati ad oltranza. Poco importa che l’economia ne soffre e che l’Italia ha la produttività più bassa dell’Europa. Ciò avviene essenzialmente per due cause. La prima è di natura macro economica: Per non creare dei disoccupati anche le aziende che invece di creare valori ne distruggano, non possono fallire e vengono mantenuti in vita artificialmente (leggi con le tasse di tutti). L’Alitalia è l’esempio più clamoroso ma non l’unico. L’Italia era competitiva in tanti settori (tessile, acciaio ecc.) Oggi è superata da paesi come la China o l’India che fanno la stessa roba a prezzi di gran lungo inferiore. Questo processo si verifica anche in altri paesi industriali, USA in testa. Ma questi altri paesi grazie alla loro flessibilità fanno morire le aziende non più competitive e impiegano ogni risorsa, capitali e mano d’opera in nuovi settori molto più produttivi (elettronica, farmaceutica, biotecnologia, ricerca oltre che nei servizi avanzati). Ma per riuscirci occorrono nuove specializzazioni di lavoro più facilmente trovabili nei giovani, cresciuti con computer e internet, conoscendo l’inglese e gli ultimi progressi della scienza e soprattutto dotati di una volontà di accettare sfide nuove. Anche i dipendenti meno giovani hanno una chance, ma devono adeguarsi alle nuove esigenze colmando (con molta più fatica dei giovani, si sa) le loro lacune.
E qui entriamo nella seconda causa di natura micro economica: Chi lo fa fare a un dipendente con posto fisso di adeguarsi, di imparare cose nuove. Tanto è protetto dall’art. 18 e fa carriera e ottiene aumenti salariali grazie all’anzianità e non certo al merito. Benché questo sistema permette ai disonesti di sopravvivere confortevolmente e impunito, ci sono tanti lavoratori onesti che fanno il loro dovere. Ma quando cambiano le esigenze (cosa che succede sempre più spesso) ed è chiesto un adeguamento o addirittura un cambio del luogo di lavoro cominciano le resistenze e le lotte sindacali per difendere lo status quo che inevitabilmente arretra l’economia a profitto dei paesi emergenti. Per questi motivi l’imprenditore italiano non assume più lavoratori a tempo indeterminato; neanche se ha il lavoro. Piuttosto di rischiare di avere lavoratori in esubero o con qualifiche obsolete dei quali non può più liberarsi nel caso che non servono più, rinuncia al lavoro. Conseguenza è un costante aumento della disoccupazione, specialmente giovanile. Così si è creato la famosa legge Biagi, che ha avuto un successo inaspettato. Si sono creati più di un milione di posti di lavoro nuovi, diminuendo finalmente il numero dei disoccupati. Certo questi posti nuovi sono quasi tutti non fissi, ma precari. Il privilegio dei lavoratori anziani (si fa per dire, perché vanno in pensione molto prima di essere veramente anziani) consiste nel mantenere il loro posto fisso (certo con stipendi con meno potere d’acquisto di una volta, dovuto alla bassa produttività del lavoro) mentre i figli spesso non sono più disoccupati, ma hanno un lavoro precario. Meglio così, ma non bene!
Come rimediare a questa ingiustizia? Da più parti viene chiesto l’abolizione o un forte indebolimento della legge Biagi. Sono convinto che ciò non può essere la soluzione. Si aumenterebbe solo la disoccupazione. Da altre parti viene suggerito un sistema alla Danimarca. Conosco poco questo sistema ma non può essere molto diverso di quello Svizzero che invece conosco assai bene: Tutti i contratti di lavoro, pubblici e privati, giovani e anziani, sono precari nel senso che sono revocabili da ambedue le parti con un preavviso di 3 o di 6 mesi anche senza motivazione. Mi si obietta che questo è facile in un paese dove la disoccupazione è quasi inesistente e non supera 1 a 2% della forza lavoro. Vero è invece il contrario: Grazie alla flessibilità la disoccupazione può essere contenuta; anzi, 20% della popolazione (e una parte molto più consistente dei lavoratori attivi) viene da paesi terzi (la comunità italiana è la più importante) per soddisfare il mercato di lavoro. Ed è conosciuto che gli stipendi svizzeri non sono quelli della China, superando ampiamente quelli di tutti i paesi limitrofi. Come è possibile? Dal punto di vista macro economico succede che i settori con la maggior produttività (banche, farmaceutica, produzione di software ecc.) attraggano i migliori lavoratori con i migliori stipendi e quindi crescono. Le aziende con poca produttività (agricoltura, industria con poco valore aggiunto ecc.) non riescono pagare gli stipendi offerti dagli altri. Quindi diminuiscono e spesso spariscono. Dal punto di vista micro economico l’effetto è altrettanto positivo: In anzitutto questo sistema permette di punire i disonesti. I lavativi possono essere licenziati facilmente. La sola consapevolezza che ciò può avvenire serve come forte deterrente. A nessun datore di lavoro poi viene in mente di licenziare un dipendente bravo. Anzi, cerca di tenerselo fedele non solo con un buon stipendio ma riconoscendo i meriti e offrendo la possibilità di una formazione professionale continua. Ciò non avviene perché i datori di lavoro sono dei santi, ma perché sanno che solo così ottengono il massimo profitto. Accade anche in Svizzera che qualche ditta deve licenziare tutto o gran parte del suo personale per esempio perché decide di trasferire gli impianti in Romania o in India dove la produzione costa molto meno. Per una buona parte dei lavoratori questo non è un dramma insopportabile perché trovano presto un altro lavoro in un settore più produttivo. Certo, questo non accade subito e per tutti. Un buon sistema di ammortizzatori sociali aiuta questi lavoratori.
Raccomando quindi ai giovani di raggruppare le loro forze, non per ottenere gli stessi privilegi dei loro genitori, perché privilegi estesi a tutti non sono più tali, ma di abolire i privilegi esistenti (superando anche i cosiddetti diritti acquisiti) per ricuperare degli spazi dove vengono pagati il merito e non l’anzianità e dove lo stato di precariato non viene più percepito come uno svantaggio ma come una opportunità. Raccomando inoltre di far presto. Fra poco i pensionati e quelli vicini alla pensione (i privilegiati insomma) superano numericamente la generazione alla quale spetta di portare avanti l’azienda Italia e un cambiamento con metodi democratici non sarà più possibile.
Peter Steiner
Alain e la caricatura
Questa è la storia di Alain, un giovane pittore di Parigi, che si guadagnava da vivere facendo
caricature ai turisti di passaggio. Il suo studio erano 2 sgabelli e 1 cavalletto in un angolo della piazza di Montmartre. Quando il sole calava e i turisti migravano nei bistrò, Alain tirava fuori le sue tele e finalmente dipingeva. Sapeva farlo come nessun altro in città: il rosso dei suoi tramonti era così intenso da sembrare che il dipinto prendesse fuoco.
Ma i suoi quadri non li vedeva mai nessuno; Alain li teneva per sé e li accumulava nella sua mansardina impolverata.
Una sera passò una ragazza; non era una ragazza qualunque, era la ragazza più brutta di Parigi, praticamente un mostro, la caricatura di se stessa. Si fermò a guardare Alain che dipingeva.
Appena il giovane se ne accorse nascose i suoi dipinti ma la ragazza, colpita dalla sua abilità, gli chiese per quella sera di fare gli straordinari. Si sedette su uno sgabello pronta a essere ritratta. In quel momento Alain pensava: come si fa a fare la caricatura di una caricatura??? Poi smise di pensare e lasciò che il pennello facesse il suo lavoro. Meno di un’ora dopo, il quadro era pronto: davanti allo sfondo della piazzetta illuminata da piccole fiammelle, c’era la ragazza brutta ma così brutta che anche un gatto di passaggio lanciò uno sguardo di traverso, si spaventò e si gettò di sotto dalle scale di Montmartre. Alain era riuscito nell’impossibile: aveva inventato una nuova soglia di bruttezza. Peli, porri, verruche e cicatrici. Un insieme di brutture così elegantemente disarmoniche che sembravano di origine infernale.
La ragazza chiese di vedere l’opera finita, e solo in quel momento Alain che negli ultimi istanti si era concentrato sulla visione del quadro, sollevò lo sguardo su di lei. Era la donna più bella che avesse mai visto. Cambiata, così profondamente che solo una magia poteva giustificare l’accaduto. Racconta una vecchia leggenda parigina che quando un gatto cade dalle scale di Montmartre si avverano i desideri.
Beh, quella sera se n’erano avverati 3: la ragazza che sperava di dire addio alle sue non certo piacevoli sembianze, il pittore che sognava un giorno di poter ritrarre la donna più bella del mondo, e un gatto, che non ne poteva più di vivere a Montmartre con tutta quella folla.
Alain e la ragazza si allontanarono verso il tramonto, chiacchierando. Non si accorsero che il quadro era cambiato: ora raffigurava un tramonto rosso rubino con le sagome di due innamorati che si tenevano per mano.
Un attimo dopo, passò un ladro, vide il quadro, i colori, e si portò via tutto, tranne gli sgabelli.
Si chiamava George, abitava a Belleville, e la sua vita era stata molto avventurosa.
Ma quella di Gorge, naturalmente, è un’altra storia.
occhi di terra
Vi vedo
Occhi di terra
Lucidi di acqua
E rossi di sangue
Nei vostri corpi
Neri e sudati
Sugli autobus di una capitale europea
Afosa
E veloce come l’elettricità
Vi vedo
Coi vostri sacchetti
Stracolmi e bucati
Di bibite e prosciutto
Quello in offerta che domani scade
Ma oggi
È ancora oggi
Afoso
E veloce come l’elettricità
Vi vedo
Donne coi vestiti larghi e colorati
Di africa e arcobaleno
Gambe di lividi
Neri invisibili
A casa
I vostri uomini vi aspettano
Coi bimbi affamati di prosciutto
che scade domani.
Onesti, disonesti e tasse
Se non ci fossero le evasioni fiscali lo stato italiano non avrebbe più problemi finanziari.
Potrebbe diminuire le tasse, aumentare le pensioni e rimborsare i debiti. Occorre quindi eliminare l’evasione e punire severamente i disonesti, di modo che gli onesti non devono più sentirsi fessi.
Ma chi sono questi onesti che non evadano il fisco? I dipendenti e i pensionati e pochi altri mi rispondono. Ma è vero? Con grande sorpresa ho dovuto costatare che persone (dipendenti e non) che conosco bene e che stimo molto e che non ucciderebbero neanche una mosca, mi propongono di dichiarare solo la metà del prezzo dell’alloggio che ho comprato, che chiedano all’idraulico quanto sconto fa se pagano in nero e che discutano nella riunione condominiale apertamente se conviene più di pagare senza fattura o di profittare delle agevolazioni fiscali, ovviamente senza verbalizzare i singoli voti. La donna di pulizia viene pagata in nero, risparmiando i contributi; e lei è tutta contenta di non dover pagare le tasse. Potrei parlare della maestra che da lezioni private in nero o del postino che ha un secondo lavoro nel pomeriggio, senza dichiararlo e elencare molti altri esempi, ma penso che basta per trarre la conclusione che in questo stato tutti o quasi evadano le tasse se possono e non si fanno nessuno scrupolo, spesso senza rendersi conto di ciò che fanno e a quale conseguenze potrebbero andare in contro.
“Ma sta di fatto” mi osserva un caro amico “che ad approfittarne di questo sistema sono gli indipendenti e a pagare la maggior parte delle tasse sono i dipendenti e i pensionati che non hanno la possibilità di nascondere le loro entrate davanti al fisco e questo è una grande ingiustizia”. Anche questo mito non sta in piedi se andiamo vedere a più vicino: Nessun dipendente e nessun pensionato parlano dello stipendio lordo o della pensione lorda; spesso non lo conoscono neanche. Parlano dello stipendio netto e fanno lo sciopero per le 100 Euro netti in più e non si interessano minimamente che le 100 Euro in busta costano al datore di lavoro almeno 200 Euro. I soldi per le loro tasse non hanno mai avuto in tasca. E’ il datore di lavoro o l’INPS che li trattiene e li versa allo stato. Contrariamente ai liberi professionisti, agli artigiani e ai commercianti che le (tante o poche) tasse pagano dalla tasca propria.
E’ quindi improprio di parlare di onesti e di disonesti nel campo fiscale. Siamo un popolo (e io non sono un’eccezione, ho dovuto adeguarmi) di grandi o piccoli evasori, secondo le nostre possibilità. Esistano sicuramente anche alcuni onesti veri, anche se non li ho ancora incontrati. A loro chiedo scusa per questa mia affermazione.
Chiarito che non ha senso di distinguere i buoni dei cattivi, moralmente siamo tutti nella stessa barca, dobbiamo chiederci come si possa salvare questa barca e scartiamo subito le richieste che devono cominciare gli altri a fare gli onesti.
Azzardo a fare qualche proposta:
- 1) Facciamo si, che non ci sia mai più un condono o un indulto, scrivendolo nella costituzione per essere sicuri che questa misura sia credibile.
- 2) Riduciamo drasticamente i costi della politica, stabilendo che essi non possono eccedere la media dei paesi europei (numero addetti, stipendi, pensione, auto blu, ecc.). Questo un può per risparmiare, ma soprattutto per rendere più credibile la politica. “La Casta” saluta….
- 3) Ridurre subito le tasse che sulla carta sono esorbitanti, di almeno 20% per aumentare il loro gettito. Suona paradosso ma non lo è essenzialmente per due motivi: 1. Con una classe politica più credibile e con tasse più ragionevoli, la resistenza a pagare diminuisce sensibilmente. 2. Con tasse più basse aumenta la domanda e con essa l’economia che genera a sua volta nuove entrate per lo stato.
In nessun paese si pagano le tasse volentieri, ma si pagano, perché i contribuenti, almeno la grande maggioranza, sanno che sono necessari. E se i politici ne fanno un uso cattivo si eleggeranno la prossima volta degli altri. Perchè non dovrebbe essere possibile anche in Italia?
Peter Steiner
roma sottosopra
Ragazzi,
se siete a Roma domenica vi faccio un regalino:
siete invitati alla prima visita guidata di Roma SottoSopra, che si terrà presso
l’area archeologica del porto di Traiano.
La visita sarà gratuita per tutti, potete portare chi volete, basta avvertire chiamando al 320 5560439 dalle 9.00 alle 14.00 – 19.00 alle 23.00
Appuntamento:domenica 9 settembre, ore 11.00, davanti al Museo della Navi Romane Via A. Guidoni 35 – Fiumicino Aeroporto (RM)
D e F
D: Franca, secondo te sono eccitato?
F: Oh, non più mio buffo amore. Sei vecchio, ormai…
D: E allora?
F: Beh, nessun mistero, si sa. Lei, la vagina, dura più a lungo…
D: Di che?
F: Del tuo sesso.
D: E’ vero, ti ricordi quella volta, in Sicilia…
F: Altro che se mi ricordo: tu eri arrapatissimo.
D: No no ti sbagli: quella volta non ero io, ma tu che mi mordevi tutto.
F: Come no? Sono lucida io…
D: Ma per favore Franca, sembri una prugna della California.
F: Che vuol dire? Allora anche tu, secco come un fico.
D: Beh! Ne è passato di tempo. Allora ero il tuo giullare.
F: Giullare, giullar… lo sai da quanti anni ti sto dietro?
D: Tu dietro a me? Non dirne più. Anzi guarda, spostati che mi togli la luce.
F: Semmai me l’hai tolta tu, quando sei andato a Stoccolma a prendere il nobel, e mi hai lasciata a Roma nelle braccia di Di Pietro…
D: Sei sempre stata nevrotica…Ti ricordi quanto urlavi e io spaccavo le cose per farti stare zitta?
F: Beh! Anche tu, mica da ridere…
D: Però siamo stati sempre insieme.
F: Sempre insieme…anche troppo!
D: E perché non ci siamo lasciati?
F: Perché insieme siamo matti, più matti che da soli.
D: Senza di te non sarei matto?
F: Altrochè, da legare, però ci siamo tenuti stretti.
D: E’ vero, anche quando giravamo in tondo…
F: E allora perché andiamo d’accordo da così tanti anni, secondo te? Siamo un po’ rimbambiti?
D: Figurati, non lo siamo mai stati. Andiamo d’accordo perché ci siamo sempre amati.
F: Ed è bastato?
D: Senti, non rompermi i timpani con quella voce. E togliti gli occhiali.
F: Dario, sai che ti dico? Togliti tu di mezzo
D: Vieni qua che senza di me ci stai male
F: Allora…capisci?
D: …da sempre. E capisco bene anche le tue stramberie.
F: Uhm! Sai che me ne sarei andata senza la tua follia?
D: E io che avrei fatto senza di te?
F: Non so, Dario, forse niente, perché abbiamo sempre fatto tutto insieme.
Dialogo semiserio tra Dario Fo e Franca Rame
via

ciao ragazzi finalmente ci siamo anch’io parto per le vacanze me ne vado una ventina di giorni a Los Angeles e dintorni ho bisogno di svuotare la mente dalle mie pippe mentali appunto se avete voglia continuate a scrivermi via mail guai a voi se vi scordate di me vi abbraccio fortissimissimamente e vi sbaciucchio tutti
ps nella foto sono con la mitica Laura Dern
Blick

ciao amici accaldati e sudaticci!
oggi il Blick, forse il più importante quotidiano svizzero, mi ha messo in copertina e mi ha fatto una bella intervista in occasione del Festival di Locarno a cui partecipiamo con il film Tagliare le parti in grigio.
Per chi capisse il tedesco, questo è il link www.blick.ch e http://www.blick.ch/showbiz/artikel68194 dove potete leggere l'intervista e vedere le altre foto.
baci a tutti!
BASTARDO

CLACK!
Scusate...
CLACK!
Cos'è uno scherzo?
WROOOOOM....
No, se è uno scherzo ditelo!?
.....WROOOOOMMMMMMM...
Io non mi sto divertendo!
Era tutto inutile, ormai la macchina era troppo lontana. Non la vedevo neanche più. Continuai ad abbaiare lo stesso per un'oretta. Poi mi guardai intorno. Ero solo.
Mi chiamo Bobby e sono un bastardo.
Ho vissuto, fino ad un mese fa, presso la famiglia Petrelli in via Lariana 19, quarto piano. Avevo una cuccia spaziosa in balcone, in posizione panoramica dal lato di villa Ada. Il cibo era abbondante e due volte al giorno venivo accompagnato al parco. Insomma non mi potevo proprio lamentare.
L'unico lato negativo era il figlio minore del dottor Petrelli, un delinquente di quattro anni e mezzo. Il suo passatempo preferito era tirarmi addosso qualsiasi corpo contundente. Un giorno ho tentato di saltargli alla gola. Non solo non ci sono riuscito, non sono molto agile , ma mi ha visto Caterina e si è messa a urlare.
Caterina era la sorella maggiore del piccolo mostro, anni 9, mani morbide. Fu lei a scegliermi, una mattina di sette mesi fa. Arrivò nel negozio dove mi trovavo, accompagnata dal padre. Era il suo compleanno. Io ero in una piccola gabbietta in un angolo. Come ci fossi finito non lo so. Il commesso mostrò al dottor Petrelli un'infinità di miei simili, tirandoli fuori uno ad uno dalle gabbie, ma il dottore sembrava sempre insoddisfatto. Quando toccò a me, lo vidi sorridere e rivolgersi alla bambina. Lei fece un cenno d'assenso e così fu decisa la mia sorte.
Scoprii subito il perché di tanta simpatia nei miei confronti da parte del dottore. Costavo meno di tutti.
Meno anche dei pesci rossi. Imbarazzante.
Caterina passava la maggior parte del tempo libero con me. La madre non era quasi mai in casa ed io le facevo compagnia. Mi faceva correre, giocare e saltare per ore. Era sempre molto affettuosa, ma io speravo che avesse meno tempo libero.
Non potevo dire di essere felice, solo moderatamente soddisfatto. Ogni giorno speravo che accadesse qualche fatto nuovo nella mia vita. E un giorno accadde.
Una mattina di buon'ora il dottor Petrelli mi portò a fare il solito giro a villa Ada. Mi accompagnava sempre lui a quell'ora, prima di andare in ufficio. Non era un tipo molto divertente, si limitava a tenere il guinzaglio, senza né parlarmi, né guardarmi. Quel giorno restammo nel parco più a lungo del solito. Evidentemente non andava al lavoro. Era anche vestito in maniera strana, con dei calzoncini colorati e una maglietta. Un'ora dopo avrei capito il significato del suo abbigliamento particolare. Andava in vacanza.
Quando risalimmo in casa, erano tutti e tre ad aspettarci in ingresso. Cominciarono a salire e scendere trasportando una infinità di pacchi e valigie. Forse traslochiamo, pensai. Poco dopo, con la macchina piena in maniera inverosimile, partimmo per una destinazione sconosciuta. Ero eccitatissimo per la novità. Gli altri passeggeri invece non erano particolarmente vivaci. Il piccolo disgraziato non mi faceva nemmeno i soliti dispetti. Io ero accovacciato in braccio a Caterina e mi godevo il panorama che sfrecciava fuori dal finestrino. Improvvisamente la macchina si fermò bruscamente. Siamo arrivati, pensai. Eppure intorno vedevo solo campagna. Il dottor Petrelli spense il motore e scese dalla macchina con fare deciso. Girò intorno alla vettura e venne ad aprire lo sportello dal lato di Caterina. Tutto quanto avvenne in pochissimi secondi. Caterina non riuscì nemmeno a guardarmi negli occhi.
Poi la macchina sparì. Ero solo.
Via Lariana. Ci siamo quasi. 13...15...17...19... ecco sono arrivato. Ho impiegato più di un mese per tornare e ora?
Vedo l'auto posteggiata al solito posto, vicino al portone. Sono tornati anche loro. Bene. Faccio il giro del palazzo e guardo verso il quarto piano. La mia cuccia è ancora lì, in balcone. Quando abitavo dai Petrelli, non sapevo come fosse dura la vita, fuori. Adesso lo so. Torno indietro verso l'ingresso principale ed aspetto. Prima o poi qualcuno di loro uscirà e allora...
Sono nascosto sotto la loro macchina. Non ho fretta. E' quasi sera quando vedo il portone aprirsi ed apparire due sagome conosciute. Il dottore ed il piccolo mostro. Vengono verso la macchina. Sono fortunato. Il dottore apre la portiera al figlio che entra. Lo sento aprire anche la portiera dall'altro lato. ENtra anche lui. Prima una gamba, poi... La mia mascella si serra con tutte le mie forze sul suo polpaccio destro. Lo sento urlare. Stringo più forte che posso. Lui non capisce nemmeno cosa stia succedendo. Sento il bambino che corre fuori e viene verso di lui. Do un ultimo strattone e sento il muscolo strapparsi sotto i miei denti. Mollo la presa e rimango immobile sotto la macchina. Il bambino sbraita in maniera incomprensibile. IL padre di più.
Era quello che volevo.
Mi preparo a mordere ancora.
Sto trotterellando dentro villa Ada. In lontananza sento una sirena che si avvicina sempre più. Deve essere successo qualcosa. I Petrelli non mi dimenticheranno mai ed io nemmeno. Ne sono certo. Sto ancora masticando l'orecchio destro del dottore, quando sento le sirene che si allontanano sempre più.
Mi chiamo Bobby e sono un bastardo
L'UOMOGATTO
Ho trovato un gattino per strada. Tutto nero e indifeso. Con un occhio grigio e l’altro giallo. Disarmante.
L’ho preso e me lo sono portato a casa. Avrà avuto sì e no un mese di vita. L’ho allattato e ho cominciato a prendermi cura di lui. L’ho portato dal veterinario per assicurarmi che stesse bene. Stava bene. Molto bene. Giorno dopo giorno cresceva. Mangiava crocchette e cresceva. Aveva imparato a fare i suoi bisogni nella cassetta sul terrazzo. E intanto cresceva. Cresceva talmente tanto che era diventato un uomo: alto moro peloso e con la faccia da duro. Ma io continuavo a dargli il latte e le crocchette che lui beveva e mangiava nella sua ciotolina proprio come fosse un gatto. Cioè era un gatto. L’uomo gatto. Era tenero e faceva sempre i suoi bisogni nella cassetta sul terrazzo, poi li ricopriva con la terra aiutandosi con le sue mani abbronzate e virili. Miagolava e faceva le fusa ogni volta che rientravo a casa. Piangeva quando uscivo. La notte si accucciava al mio fianco nel lettone e ronfava. Poi mi sono svegliata.
LA CASTA

E insomma, l’estate è arrivata già da un pezzo. E se non fosse per il caldo torrido e umido che non ci lascia fare neanche un respiro senza ricordarci che lui c’è, è qui tra noi, lo capiremmo lo stesso. Giornali e telegiornali da oltre un mese infatti ci bombardano con servizi su come prendere il primo sole senza scottarsi, su quanto faccia bene mangiare la frutta e la verdura soprattutto d’estate, su come un gelato possa sostituire un pasto, sul clima che sta cambiando tanto che a giugno si muore di afa e poi ad agosto farà freddo, su come sconfiggere la cellulite sfruttando i massaggi delle onde del mare, su dove vanno in vacanza i vip, cioè sulla Sardegna, su nuove coppie che si accoppiano alla faccia di quelle che scoppiano, su quanto faccia bene bere almeno 2 litri di acqua al giorno per poi fare tanta pipì, su test per capire se sei una mamma apprensiva o meno quando tuo figlio è al mare, su quanto d’estate aumenti la libido.
In tutto questo, se vi rimane un attimo di tempo, mi permetto di consigliarvi un libro che, tutto sommato, oltre ad aggiungere dettagli a dir poco inquietanti che terrebbero testa alla più fantasiosa delle sceneggiature con tanto di nomi cognomi date e luoghi, non ci dice niente di nuovo. Ma è sempre bene tenersi aggiornati e cercare di indignarsi un po’, qualche volta. Fa bene almeno quanto bere 2 litri d’acqua al giorno, ma invece della pipì, l’effetto è un altro, leggermente più solido.
Titolo:
La Casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili
Autori: Stella G. Antonio Rizzo Sergio
Editore:Rizzoli
Sgrena, Mastrogiacomo e la casta dei giornalisti

Appartengo all’esigua minoranza di coloro che in Italia pensano che il fiume di parole spese intorno alle rapine di giornalisti in Pakistan e Afghanistan siano in buona parte ipocrite. Ovviamente sono contento anch’io che questi personaggi hanno sopravissuti le loro avventure indenni. Ma a che prezzo? D’accordo, la vita umana non ha prezzo. Ma la vita dell’autista e dell’interprete dell’uno e quella del liberatore dell’altra non vale certamente di meno. Per saldo non abbiamo sicuramente salvato vite umane. Non solo, ma quanti assassini vengono finanziati con i milioni pagati ai terroristi? E che esempio da l’Italia ai propri soldati che stanno lì per aiutare la popolazione e per proteggerla dagli attentati di terroristi, fra i quali anche da quelli liberati per salvare Mastrogiacomo? E poi lo sanno ormai tutti che - se lo scopo è di far soldi - basta sequestrare un Italiano e non certo un Americano o un Inglese o Olandese. Un Italiano all’estero però, non in Italia perché qui verrebbero bloccati tutti i beni della vittima e della sua famiglia proprio per impedire che l’industria del kidnapping sia pagante. Questa strategia ha avuto successo. I floridi affari fatti con sequestri di persone a scopo di ottenere riscatti - assai alla moda non tanti anni fa - sono scomparite quasi del tutto.
Detto questo mi chiedo chi sono Giuliana Sgrena e Daniele Mastrogiacomo (che ha la doppia nazionalità italiana e svizzera come me) che riescono quasi a monopolizzare l’attenzione delle medie italiane per settimane, provocare manifestazioni popolari e di convincere il governo a mettere sotto pressione un altro governo per fare delle cose (liberare terroristi) che loro non avrebbero mai fatto? (Infatti nel caso Moro non hanno trattato con le BR.) Potrei capire che il datore di lavoro, cioè l’editore del giornale o anche i lettori del giornale raccolgano i soldi necessari per la loro liberazione. Ma mai i soldi dei contribuenti! Non capisco perché Sgrena e Mastrogiacomo meritano più solidarietà che qualsiasi infermiera, missionario o incauto turista che ogni anno e in circostanze simili vengono rapite e spesso assassinati in varie parti del mondo. Non ho dubbi: Sgrena e Mastrogiacomo appartengono alla casta dei giornalisti che difendono i propri colleghi da destra a sinistra al di là di ogni ragionevolezza, naturalmente a spesa di terzi e che hanno il potere di attirare l’attenzione della nazione intera sull’ oggetto che decidono loro. Non è facile per quei Italiani che non hanno la possibilità di leggere giornali stranieri e guardare programmi televisivi esteri di formarsi una propria e indipendente opinione su certe vicende.
Peter Steiner
dal carcere alle stelle

Viviamo in un paese fantastico, davvero fantastico.
Un paese in cui non solo è lecito sbagliare ma, anzi, sbagliare fa figo e ti premia! Ma sì dai, in fondo perché sbattersi tanto per imparare a fare un mestiere quando puoi farti sbattere per avere subito una promozione? Certo, mi direte, non hai mica scoperto l’acqua calda, da che mondo è mondo è sempre stato così. Oggi come oggi però c’è qualcosa in più: se prendi la scorciatoia, non devi nasconderlo. Anzi, fa curriculum! Farsi beccare sulle auto blu mentre si va in parlamento a regalare qualche servizietto a qualche uomo di potere di turno (meglio ancora se bavoso peloso e con la pancia) è un valore aggiunto. Non c’è più bisogno di nascondersi no. Non vergognatevi ragazzi, andatene fieri, diffondete il messaggio! Perché se lo fate alla luce del sole poi vi chiamano come ospiti d’onore nelle trasmissioni e da lì a condurne una vostra il passo è brevissimo. E poi vi utilizzeranno anche come testimonial di qualche compagnia telefonica, scherzando sulla vostra storia facendovi legittimare da qualche guru immortale e “serio” di qualche festival della canzone italiana. Ma che meraviglia, sei diventato un eroe. Che cos’è un condono a confronto? Una durissima e ingiusta punizione!
Ma non è finita qui: se il vostro sogno è quello di fare il modello, inutile sacrificarsi con diete e palestra, no. Io vi consiglio di farvi qualche giorno di carcere (inventatevi voi un reato che vi aggrada e vi aggrava, che ne so, spaccio, ricatto, stupro, vabbè vedete voi) e poi proponetevi a qualche stilista, magari Pignatelli. Ma fatelo subito, appena uscite, così le vostre quotazioni saranno più alte.
Ricordate bene però: non basta errare e nemmeno perseverare, bisogna anche che tutti lo sappiano. Solo così si può diventare davvero qualcuno.
In bocca al lupo!
AUGURI
amici miei!!!
oggi, 5 giugno, è il mio compleanno
e allora vorrei approfittarne per fare io gli auguri a voi,
a voi che leggete le cose che scrivo,
a voi che scrivete a vostra volta,
a voi che mi mandate tante mail bellissime.
Insomma,
augurissimissimissimi e...
continuate così perchè non sapete quanta compagnia mi fate!
addio piccolina
Quante situazioni abbiamo condiviso io e te piccolina
quanti posti abbiamo visitato insieme io e te, fedele sempre e comunque che qui non si può dobbiamo andar fuori
quante persone abbiamo ascoltato, quante canzoni, quanti rumori
quanti pensieri hai diviso con me piccolina, ti sei portata addosso le mie preoccupazioni le ansie ma anche le gioie e le risate. Sempre al mio fianco.
Hai conosciuto i mei amori e ti sei spenta con le lacrime dei miei dolori
silenziosa e presente ardevi tra le mie dita
e la tua luce bruciava nel buio della notte
mentre nell'aria si disperdeva l'odore di te.
Ma ora è arrivato il momento di dirti addio piccolina
il nostro tempo insieme è finito,
ti lascio andare per la tua strada
come una prostituta sensuale e bellissima nelle bocche degli altri
perchè tu fai così
seduci e poi pugnali alla spalle
e giorno dopo giorno ti bruci la mia vita
fedele sempre e comunque.
Addio piccolina,
accenditi e ardi nella mano di un altro
e lasciati respirare
dai sogni di chi ancora non sa
di poter fare a meno di te
SVIZZERO SI’ MA ITALIANO PURE
Cari amici,
da oggi, periodicamente, ospiterò nel mio blog le riflessioni pungenti di Peter Steiner, uno svizzero che ama tanto tanto l’Italia da non poter fare a meno di venirci ogni weekend, ma che ancora non riesce a staccarsi completamente dalla sua patria con croce bianca su sfondo rosso perché nel suo dna necessita profondamente di orologi puntualità mucche cioccolato lindt e emmenthal. In Svizzera però non c’è il mare né il calore tricolore né la pasta al dente né la donna mediterranea, e così la sua indole è perennemente in conflitto tra due mondi tanto vicini geograficamente quanto lontani folcloristicamente.
Le sue riflessioni sul nostro paese, pensate con occhio svizzero ma elaborate con cuore italiano, sono per questo a mio parere molto interessanti.
Per la cronaca Steiner, che parla molto bene italiano, è piuttosto conosciuto in Svizzera in quanto si racconta che la sua mucca, ora ahilei defunta, anziché dire muu dicesse, sotto suo pressante addestramento, maa.
Signore e signori,
ecco a voi Peter Steiner.
Gli Italiani sono innamorati dei bambini. E vero o li sfruttano?
Non solo gli Italiani, ma tutti gli uomini e donne della terra amano i loro figli. Tutte le generalizzazioni sono sbagliate ma sorprende uno straniero come me, come molti genitori italiani si sacrificano per i loro figli al di là di ogni ragionevolezza non solo quando sono in tenero età ma spesso anche quando sono maggiorenni da tempo. Per questo comportamento gli Italiani sono conosciuti in tutto il mondo. Ma è veramente così?
Esagerando si può dire che gli Italiani amano i figli così tanto che non ne fanno, statisticamente ogni donna mette al mondo poco più di uno, mentre è risaputo che ci vogliono almeno due per mantenere la specie. Il conseguente invecchiamento della popolazione è un fenomeno sotto gli occhi di tutti. Fin qui niente di speciale.
Mi preoccupa invece che noi tutti vogliamo andare in pensione a più tardi con 58 anni (con l’eccezione dei politici o di quelli che vogliono fare il presidente della Repubblica), dopo 35 anni di lavoro o presunti tali (riscatto laurea, maternità, lavoro con l’amianto, servizio militare ecc.). Riteniamo che sia ben meritato il riposo anche se durerà probabilmente altri 25 a 35 anni e ci lamentiamo solo che l’ammontare della pensione (per i più) non basti per vivere dignitosamente. I sindacati e gran parte dei mass-media e dei partiti politici sostengano questo punto di vista per ignoranza o per malafede, forse per tutte e due. Il problema è aritmetico: I contributi (veri o figurativi) dei nostri anziani (veri o presunti tali) non ci sono più; sono stati spesi per i loro genitori. Le pensioni attuali devono perciò essere finanziati dai lavoratori attivi. Un giovane padre di famiglia che si inserisce nella vita produttiva più o meno al momento che suo padre ne esce, guadagna normalmente uno stipendio che basta a pena per sfamare i suoi. Ma egli deve finanziare anche le pensioni dei genitori suoi e della moglie che se lo passano fra Cortina e le Maldive e quelle degli otto nonni che vivono in una casa per anziani o in un ospedale. Anche con lo stipendio della moglie non può farcelo. Inutile ignorarlo: Un nonno una volta aveva 5 nipotini. Oggi un nipotino ha 5 nonni o bisnonni e tutti vogliono vivere della pensione finanziate dalla popolazione attiva. Le soluzioni esistono, anche se sono scomode: O lavoriamo di più, almeno fino a 65 anni (come all’estero dove si discute giustamente di alzare l’età pensionabile a 67 o 68 anni, visto che viviamo per di più in buona salute molto più a lungo che i nostri nonni) o apriamo nostre porte a Albanesi e Marocchini che lavorino e paghino contributi per noi o facciamo almeno 3 figli per famiglia. Ma non possiamo scaricare questo immenso problema al nostro figlio unico. Amiamo i nostri figli da vero?
arieccomi

Cari amici,
sono tornata!
Las Vegas è un posto da vedere almeno una volta nella vita, perché dopo una decina di ore di volo ti ritrovi catapultano in un grande luna park vivente in mezzo al deserto. Luci sfavillanti riproduzioni di piramidi e città come Venezia e New York, immensi giochi d’acqua e di fuoco ma soprattutto casinò casinò e ancora casinò. Ho visto gente sfidare le slots con fiches da 1000 dollari l’una, gente che alle 7 di mattina si riunisce a giocare a poker o alla roulette perdendo completamente il senso del tempo e dello spazio, gente che decide di sposarsi e lo fa nel tempo in cui qui noi scegliamo i confetti tanto poi alla vita matrimoniale ci penserà dopo, gente che sfoglia cataloghi di prostitute come mia zia fa con quelli del postalmarket. E poi sceglie, servizio in camera. Caffè lunghissimi che non finiscono mai e restano caldi per ore come il caldo che senti uscendo dagli alberghi gelidi di aria condizionata, piscine in mezzo a palazzi lucidi e coloratissimi che quando fai il bagno ti sembra di stare ai caraibi ma se alzi lo sguardo potresti essere a Tokyo, cartelloni giganti con la foto di Celine Dion che non sei tu che guardi lei ma è lei che ti scruta ad ogni angolo e se non compri il biglietto per il suo concerto dio ti punirà perché non puoi dire non lo sapevo, panini col pollo riso col pollo insalate col pollo pollo col pollo. Nessun piatto tipico nessuna produzione locale nessun souvenir particolare da portare a casa, Las Vegas è una città che non ha inventato niente ma ha reinventato le cose degli altri e lo ha fatto talmente bene da illuderti che siano reali. Il primo posto al mondo che ho visitato in cui non senti parlare italiano ad ogni angolo ma solo un rumore ipnotico e assordante di slot machines che si mangiano i tuoi soldi e ti rigurgitano addosso una fame ridondante di provarci ancora un’ultima volta perché quella sarà quella giusta che forse non ti cambierà la vita ma almeno avrà restituito un tempo e uno spazio a quell’oasi di luci sfavillanti in mezzo al deserto.
Domani parto per Genova.
ciao

Cari amici miei cari,
sono in partenza per Las Vegas e ci starò una decina di giorni.
Vado per lavoro a fare una cosa molto divertente e appagante per l’occhio, ma per il momento non posso ancora dirvi niente…
Ci sentiamo al mio ritorno, spero di trovarvi belli pimpanti e pieni di energia estiva!
Un saluto particolare va al signor Mirko della questura di Savona, perché senza di lui e grazie alla mia incoscienza non sarei potuta partire… grazie di cuore signor Mirko, e un abbraccio forte forte a tutti voi…vi voglio bene…
F

Potremmo fare delle belle cose io e te mi viene da pensare sotto questa luce potremmo fare dei bei discorsi io e te mi viene persino da leggere sotto questa luce mi viene quasi da riflettere ma vedi come ci si mette a volte la vita come una sentenza storta un po’ di traverso e non ti fa passare né di qua né di là scegliere di non scegliere perché scegliere fa paura non scegliere è da codardi scegliere di non scegliere è rassicurante e allora sto qui a girare un thè al cocco con un cucchiaio di legno indossando una maglietta rossa davanti a un impermeabile giallo ascoltando carlo fava su un libro di peter pan inalando acqua profumata di arancia e vaniglia mentre immagino un casale tra gli ulivi e un campo da tennis sei a zero un tavolo in mezzo a una stanza da un giorno e un divano alla parete con un enorme cuscino giallo come il tuo impermeabile che mi fissa inespressivo ma non abbassa lo sguardo un mini kebab che fa schifo ma la compagnia è bella uova divinamente strapazzate con le zucchine e la compagnia è sempre bella bellissima come una domenica a pranzo a san lorenzo con le scritte sui muri come immensi fogli su cui non è consentito sbagliare perché se correggi si vede ma gli errori si fanno per sbaglio ed errare è umano io però ho anche perseverato se fosse una sceneggiatura sarebbe orribile invece è la vita e allora forse va bene così.
laDonna che ha partorito nelCielo,ritornera'
cari amici,
questo che vado a scrivervi è un post un po' autoreferenziato,
nel senso che chi ne avesse voglia e fosse a roma,
potrà venire a vedermi in teatro.
Lo spettacolo è "La donna che ha partorito nel cielo, ritornerà" con la regia di Francesca Satta Flores.
Vi anticipo che si tratta di un testo alquanto drammatico, senza intervallo, per cui fate la pipì prima di entrare in sala.
Queste sono le prime date:
12-13 aprile h 21.00
Teatro della Dodicesima
via Carlo Avolio 60 (Spinaceto)
17-18 aprile h 21.00 - 19 aprile h 17.30 e 21.00
Teatro Argot
via Natale del Grande, 27 (Roma Trastevere)
per informazioni: 334.8424885
L'uomo senza vizi
Questa è la storia dell’uomo senza vizi.
C’era una volta un uomo senza vizi.
Non fumava, niente. Non fumava sigarette e nemmeno un tiro di canna ogni tanto.
Non beveva, niente. Non beveva superalcolici e nemmeno un bicchierino di vino ai pasti.
Mangiava sano, o almeno ci provava.
Faceva molto sport e curava il suo fisico.
Si piaceva molto.
E piaceva, molto.
Aveva sempre la risposta ad ogni domanda, ma non faceva molte domande.
Più che altro si dava risposte, e si rispondeva anche quando non c’erano domande.
Faceva un lavoro bellissimo, uno di quelli che tutti vorrebbero fare.
E aveva un grande successo nel suo lavoro, tanto che la gente lo adulava.
C’era anche qualcuno che lo idolatrava, e l’uomo senza vizi lo sapeva.
Viaggiava molto per lavoro.
Viaggiava solo per lavoro.
Non era capace di farsi una vacanza, perché si sentiva in colpa oziando.
Aveva molti amici, e quasi tutti erano colleghi di lavoro.
Però molti di questi non avevano il suo successo, e così sottosotto lo odiavano.
Lo odiavano adulandolo.
E l’uomo senza vizi lo sapeva, forse.
Aveva tante donne, avrebbe potuto averne anche di più.
Alcune di queste lo cercavano per fare carriera, altre gli volevano bene davvero.
E l’uomo senza vizi lo sapeva, ma non riusciva a distinguerle.
L’uomo senza vizi era innamorato di se stesso, e si bastava. Forse.
Non perdeva mai il controllo e aveva sempre la situazione in pugno.
Non piangeva mai disperato e non rideva mai a crepapelle.
Una lacrima, ogni tanto, e una risata contenuta, spesso.
Ogni cosa che faceva gli riusciva bene, e voleva sempre arrivare primo in tutto.
Arrivava sempre primo in tutto.
E l’uomo senza vizi ne era contento, ma mai felice.
Aveva tanti soldi, ma non sapeva come spenderli perché l’uomo senza vizi non aveva vizi.
Quanto avrei voluto essere come te, uomo senza vizi.
Io, sempre combattuta tra una mia debolezza e l’altra.
Un giorno l’uomo senza vizi venne trovato morto.
Al suo fianco, un bigliettino:
quanto avrei voluto essere come te, donna piena di vizi.
Io, sempre combattuto tra il mio bisogno di amarti e la mia incapacità di farlo.
musiche
Dunque dunque, a grande richiesta vi svelerò gli autori delle musiche del mio sito.
Quella al pianoforte si chiama W ed è un pezzo che ha scritto apposta per me il grande Massimo Morini. 
Massimo. Non so da dove iniziare a descriverlo perchè è un artista poliedrico, sa fare un sacco di cose (e fin qua nulla di strano). La cosa assurda è che le fa tutte bene.
Lui è il leader del gruppo Buio Pesto, nome che probabilmente a chi non è ligure non dice ancora nulla. A questo proposito vi rimando al loro sito www.buiopesto.it e in particolare vi consiglio di andare su download e sentirvi l'inno del pesto (geniale!):
"su richiesta degli organizzatori del 1° Campionato Mondiale di Pesto, abbiamo composto e cantato tutti e otto insieme un inno tradizionale, in stile barocco,rigorosamente in dialetto ligure, il cui testo semplicemente recita la ricetta per fare il pesto in modo corretto. L'inno si chiude con l'ode ai foresti.."
Massimo, oltre a essere un cantante "comico e ironico", è anche un direttore d'orchestra impegnato (ho perso il conto del numero dei sanremo che si è sparato), ed è anche un regista-attore. Dopo Invaxion, il suo primo film, che racconta l'arrivo degli alieni in liguria e una missione spaziale che ha l'obiettivo di portare il pesto nello spazio!, ha girato una serie di puntate di fantascienza per canal jimmy (che andranno in onda nei prox giorni) e ora si accinge a girare il suo secondo film, Capitan Basilico.
Vabbè mi fermo qui su di lui altrimenti non smetto più.
La canzone che fa da sottofondo al blog invece si intitola Through the Waves ed è un pezzo di...
udite udite...
Daniele Groff. Sì, proprio colui che cantò Sei un miracolo, ha composto in una notte questa canzone in inglese. L'ha composta quasi per sbaglio, non ne aveva molto l'intenzione, si è messo lì nel suo studio e ha cominciato a inventarsi le parole (e pure le soffiate di naso, probabilmente era un po' raffreddato!).
Tant'è che si era pure dimenticato di averla incisa!
E così, circa un paio di anni fa, durante un lungo viaggio in macchina tornando da una gara automobilistica, ha messo su un cd con dei suoi pezzi, l'ultimo dei quali, quasi in sordina, era proprio through the waves. Appena l'ho sentita gli ho detto questa canzone è stupenda, è la più bella di tutte, la voglio!
Lui mi ha risposto pigliatela pure, manco mi ricordavo di averla! (è un pazzoinfatti,come tutti i gemelli!).
E così eccola qui, questa è la genesi!
nomine (infantili)
Quando nasce un bimbo, l'assetto familiare viene completamente stravolto: tutti i nomi e gli "incarichi" cambiano.
I genitori che
prima erano pinco e pallina diventano mamma e papà, a loro volta i loro genitori si chiameranno nonna e nonno, i loro cognati e fratelli passano a zii, poi ci saranno padrino e madrina, bisnonni cugini e prozii.
Insomma, da un giorno all'altro arriva questo essere minuscolo che nemmeno parla ma in un batter d'occhio riesce a cambiare le nomine di un sacco di persone.
Il consiglio d'amministrazione della rai prenda esempio...
la mia prossima vita
Voglio vivere la mia prossima vita al contrario. Si comincia da morto e poi ti svegli
che sei vecchio in una casa di cura ma ti senti un pochino meglio ogni giorno. Fino
a quando ti mandano via perché stai troppo bene. Passi alcuni anni godendoti in pace la pensione. Poi cominci a lavorare e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro. Lavori per circa 40 anni o giù di lì, diventando ogni giorno più giovane fino a quando non sei addirittura troppo giovane per lavorare.
Allora vai a scuola: alcol, feste e sesso. Poi diventi bambino, vai alle elementari, giochi e non hai responsabilità.
In pochi anni sei piccolino e tutti si fanno in quattro per renderti felice. Poi passi i tuoi ultimi 9 mesi fluttuando beato in un ambiente molto confortevole e familiare, come in un centro benessere: riscaldamento autonomo e servizio in camera.
E finalmente…si finisce con un orgasmo.
david lynch

Un consiglio: andate a vedere l'ultimo film di David Lynch, "Inland Empire". Un capolavoro. Sbrigatevi prima che lo tolgano dalle sale (siamo in Italia!), ma andateci senza l'intento di capirlo, la trama è assolutamente secondaria, lasciatevi travolgere dalla potenza delle immagini, sarà un'esperienza onirica, un viaggio della mente. Come durante la meditazione. Trascendentale.
E' un film da percepire sensorialmente. Non è un film da vedere, ma da vivere. Solo rinunciando a capire si comincia a capire, o meglio, a captare. E' un film che non si può descrivere a parole, un mix micidiale e allucinante di suoni e immagini. E' come se fosse lui a guardare te. Qual è la realtà e quale il sogno? Lynch rifiuta il codice linguistico tradizionale per dare un linguaggio all'inconscio. Tre ore che vanno al di là del bene e del male perchè, in fondo, "stiamo soltanto morendo"...
proposta di legge
Vorrei proporre una proposta molta propositiva ma poco proponibile credo.
C'e' tutta una serie di mestieri che nessuno ambirebbe a fare, ma che sono assolutamente fondamentali per un civile e dignitoso andamento della vita sociale.
Pulire i bagni pubblici, lavorare la notte per costruire o riparare strade e autostrade, lavori in cui sei costretto a respirare materiali nocivi per la salute,
spazzini o meglio operatori ecologici m