PARTE IL MIO TOUR!!!

Amici, inizia il tour per la presentazione del mio libro "Tutta da rifare".
Queste le prime tappe, poi vi aggiorno con le altre.
Vi aspetto tutti mi raccomando!!!
- RAVENNA: 17 febbraio - ore 17,30
Locale Cà de'Ven presso Palazzo Rasponi
via Corrado Ricci, 24
- IMOLA: 18 febbraio - ore 17,30
Libreria Coop - Centro Commerciale Leonardo
Via Amendola 129/ MSU 1
- FIRENZE: 19 febbraio - ore 18
Libreria Edison
piazza della Repubblica, 27
Interviene Paolo Ruffini
- TORINO: 20 febbraio - ore 17
Libreria Fnac, via Roma, 56
Interviene Marco Berry
- GENOVA: 23 febbraio - ore 18
Libreria Fnac, Via XX Settembre 46r
Interviene Massimo Morini
- MILANO: 24 febbraio - ore 18,30
Libreria Del Corso San Gottardo
via Corso San Gottardo, 35
Interviene Andrea Pellizzari
- ROMA: 26 febbraio - ore 18
Libreria Mondadori Multicenter, via del Corso 472
Interviene Max Bruno
- CASERTA: 27 febbraio - ore 18,30
Libreria Mondadori presso Centro Commerciale Marcianise, Località Aurno, 1 - Marcianise
Interviene Beatrice Crisci
Tutta da rifare
" Il 22 gennaio uscirà in libreria "Tutta da rifare", il mio primo romanzo, edito da Fazi.
Nell'attesa, ecco il booktrailer realizzato da Angelo Licata con la sua mitica troupe.
Fatemi sapere che ne pensate.
Vi abbraccio tutti!!"
Raccontino di Natale
La sera della vigilia di Natale i piccoli Eleonora e Daniele erano eccitatissimi. Non vedevano l’ora che arrivasse la mattina per scoprire i regali che Babbo Natale gli avrebbe portato di notte.
Dopo un brodino di gallina coi pezzettoni di verdure dentro che i bimbi accettarono di mangiare seppur con grande disgusto, solo sotto minaccia che Babbo Natale altrimenti non sarebbe venuto, i genitori li misero a letto con grandi speranze.
Mentre la mamma lavava i piatti, papà si affrettò a prendere i numerosi pacchi e pacchetti dal nascondiglio e li portò in salotto.
Orgogliosi, cominciarono a disporre i regali sotto l’albero, dietro i cuscini del divano, accanto al presepe, secondo una studiata disposizione cromatica della carta e dei fiocchi.
Proprio al termine dell’operazione però, Babbo Natale con la sua slitta precipitò in salotto.
“Buonasera cari signori, perché state facendo il mio lavoro? Gentilmente lasciatemi fare e ritirate i vostri doni, altrimenti c’è un conflitto di interessi.”
I genitori increduli e terrorizzati pensarono si trattasse di un ladro, e cominciarono a urlargli di andarsene che avrebbero chiamato la polizia.
Ma Babbo, molto offeso, sistemò i suoi doni al posto degli altri.
I genitori si infuriarono sempre di più, perché Babbo Natale non esiste, e si scannarono addosso a quell’uomo di rosso vestito.
Babbo si difese e poi cominciò a ribellarsi e a tirare pugni e calci a sua volta. Incredibile quanta forza possa esserci in un uomo con la barba bianca.
Il salotto si trasformò in un ring sempre più violento, dove nessuno sembrava davvero predominare.
La foga li trascinò fino in cucina, dove preso da un raptus Babbo Natale estrasse un coltello gigante e pugnalò a morte prima la mamma e poi il papà.
Sciacquò il coltello e lo rimise a posto, trascinò i cadaveri sotto l’albero, e vi sistemò sopra gli ultimi regali per i bimbi.
Poi si diede una sistemata, montò sulla sua slitta e se ne andò via, verso nuove famiglie da accontentare.
La mattina seguente Eleonora e Daniele non stavano più nella pelle, si svegliarono all’alba, si precipitarono giù dal letto e corsero in salotto.
Lo spettacolo che si presentava davanti ai loro occhi era incredibile: un sacco di pacchi e pacchetti sparsi tutti intorno, e qualcosa di lungo e indefinito sotto l’albero da cui usciva un liquido rosso.
I bimbi si fiondarono sui regali e li gettarono via lontano per liberare i due corpi esamini.
Li fissarono con aria incredula per alcuni secondi, e poi, pieni di gioia e gratitudine, esclamarono: “Grazie Babbo Natale, ci hai portato proprio quello che avevamo chiesto!!”.
Cari bambini, se fate i buoni sarete premiati!
Cari genitori, occhio a raccontare troppe bugie ai vostri figli..potrebbero rivelarsi vere!
cazzatine natalizie

Sentivamo la crisi come
mai era successo prima. Crisi nera e figli a carico. Turisti sempre meno, e comunque parsimoniosi sulle cazzatine. E noi di cazzatine ne vendiamo tante, diciamo che sulle cazzatine ci basiamo il nostro andazzo. Il Natale sempre più vicino, qualche regalino tocca pur farlo, un pranzetto con del buon pesce, un giorno all’anno, ci vuole. Ma con cosa li compri il pesce e i regalini ai tuoi figli, a tua moglie, ai tuoi genitori, alla tua amante, se le cazzine non si vendono più? Noi la tredicesima mica ce l’abbiamo, noi se non vendiamo non mangiamo. Noi se non vendiamo non scopiamo. Mio padre è abbastanza rincoglionito nei suoi 83 anni portati così così, e quando parla di solito nessun lo sta a sentire. Non lo so se lui lo sa, però da qualche mese parla sempre meno. Nell’ultima settimana pochissimo. Ieri ha detto solo una cosa in tutto il giorno: “domani viene il presidente qui dietro, tiriamoglielo addosso il duomo, facciamolo testimonial”. Testimonial??? Dove aveva imparato quel rincoglionito di mio padre una parola estera? Un ragazzo che passava di lì, un po’ annoiato, per sbaglio ha sentito la cazzata del mio vecchio, e si è offerto volontario di sto marketing. La statuetta di resina del duomo l’ha scelta con cura, il pezzo migliore del nostro repertorio, e mio padre, nel dubbio, gliel’ha pure fatta pagare: 6 euri con eventuale rimborso. Incredibile ma vero: qualche ora dopo il chioschetto si è riempito di gente, tutti volevano la statuetta del duomo, disposti a pagarla anche cifre altissime. E così da ieri siamo più ricchi, Il tipo del marketing non si è più fatto vivo, peccato perché papà ci teneva a ridargli i 6 euri. I regali li vado a comprare oggi, e il pesce a Natale ci sarà abbondante. Quest’anno, chi l’avrebbe mai detto, è andata di lusso: vendiamo, mangiamo e, finalmente, scopiamo!
PRESIDENTE, RITIRI QUELLA NORMA DEL PRIVILEGIO
SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.
Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.
Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.
ROBERTO SAVIANO
Firmate l'appello qui:
http://temi.repubblica.it/repubblica-appello/?action=vediappello&idappello=391117
LAVATRICE (lava,attrice!)
che bello sudare e poi farsi una doccia lunghissima, pucciare una brioche nel cappuccino la mattina 
presto, dormire quando hai sonno, ascoltare una canzone di Mika a tutto volume mentre ti vesti,
mangiare un piatto ti tonnarelli cacio e pepe, bere una bottiglia di acqua ghiacciata quando hai sete da morire, stancarsi e poi rilassarsi, piangere guardando un film, ridere guardando un film, sognare quando non lo puoi realizzare, andare in bagno quando non ce la fai più, un buon vino rosso corposo, ascoltare il testo di una canzone di mario castelnuovo, ascoltare il testo di una canzone di roberto vecchioni, fare una lavatrice, vedere una foto di quand'eri piccolo e ridevi senza motivo, ridere senza un motivo, quando ti passa l'influenza, dire mamma, baciare, baciare quando ti passa l'influenza, profumare di sapone, respirare lento, non pensare, scrivere perchè forse qualcuno lo leggerà.
ho l'impressione che a volte la felicità sia più semplice di quello che vogliono farci credere.
Francois je t'aime
Questa è una vera e propria dichiarazione d'amore per uno dei miei registi preferiti: il francese Francois Ozon.
Visionario sperimentale ambizioso emozionante, adoro tutti i suoi film (ma forse sono anche un po' di parte!). Comunque, se avete la possibilità, non perdetevi l'ultimo: Ricky. E'appena uscito, purtroppo in pochissime copie, ma vi assicuro che è una gioia per gli occhi e per lo spirito!
Peccato solo per la locandina: quella francese (la foto qui a fianco) è molto più intrigante di quella scelta per l'Italia.
Dopo il colossal in lingua inglese Angel, Ozon ha voluto realizzare un film molto più "semplice" e intimistico, e direi che ha fatto bene!
Reportage da Los Angeles
Strano paese la California. Pieno di contraddizioni. Una su tutte:
è proibito fumare praticamente ovunque:

Però, se hai bisogno,
puoi sempre rivolgerti al medico:

Sempre sulla spiaggia, dopo esserti fumato una bella canna col doctor,
puoi fare un salto nello studio a fianco per un rapido ed economico ritocchino:


Insomma non male no?!!!
Una mattina esci per andare alla spiaggia,
e la sera torni abbronzato, ringiovanito e rincoglionito..
Praticamente così:

Tutti, soprattutto a Los Angeles, sono fissati con lo sport e la forma fisica:

Però, diciamolo, i guardiaspiagge non sono esattamente come quelli di "Baywatch":


Ultima considerazione: a volte l'apparenza inganna:

Ma a volte no:
il bacio più bello

Afterville (di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro) ha vinto l'ennesimo premio, ma questo è troppo bello e particolare per non condividerlo con voi: The Best Kiss al Festival di Ann Arbor.
Complimenti a tutti, compresi il baciante Roberto Laureri e la baciosa sottoscritta!
come fumano uno spinello i genovesi!

La prefazione che ho scritto al libro di Trentalance (che peraltro vi consiglio!):
Un pornodivo che scrive un libro?
Ma come? I pornodivi non sono dei minus habens analfabeti che a malapena sanno scrivere il loro nome sui contratti dei film?
In effetti, se anni di cinema e televisione ci hanno insegnato che le donne-oggetto sono bionde, tettone e dotate di tutto tranne che di cervello, non vedo proprio perché l’uomo-oggetto dovrebbe fare eccezione.
Eppure basta sfogliare le pagine di questo libro per capire che Franco Trentalance, effettivamente, è un’eccezione.
Tra un amplesso e l’altro, ha trovato il tempo di imparare a leggere e scrivere e ha raccolto una serie di racconti e riflessioni sulla vita quotidiana di un professionista del sesso.
Vi assicuro – e fra 200 pagine potrete confermarlo anche voi – che le sue «memorie» sono piuttosto interessanti e… istruttive!
Mi rivolgo soprattutto agli uomini che si accingono a leggere questo libro: quanti di voi possono vantarsi senza mentire di aver posseduto così tante donne, una più gnocca dell’altra, a cui non avete dovuto offrire neanche una cena? E come se non bastasse, Franco viene anche pagato per farlo perché lui, col sesso, ci mangia!
E voi del gentil sesso, non sareste attratte dall’idea di avere a fianco un uomo che è al contempo un grande amatore e un compagno fidato e sincero che non ha nulla da nascondere perché fa tutto alla luce del sole??
Attenzione però, la vita del pornodivo non è così semplice come sembra, altrimenti chiunque potrebbe farlo. Doti fisiche a parte, c’è bisogno di un’enorme concentrazione, di un costante allenamento e di una resistenza ammirevole. L’uomo non può fingere: indipendentemente dalla donna che ha davanti (o dietro!) deve sembrare sempre l’essere più eccitato del mondo, deve “durare” il tempo (lungo, molto lungo) necessario alla scena e poi deve “coronare” il tutto a favore di telecamera. Vi pare facile? Franco stesso vi racconterà a più riprese che non è così.
Eppure lui non è solo un eccellente attore ma è anche, e soprattutto, quello che potremmo definire un filosofo del sesso. Molto zen e dotato di rara sensibilità. E come tutti i grandi filosofi, riesce ad essere un egregio comunicatore: è capace di spiegare il mondo della sessualità con un’immediatezza e un’(auto)ironia sorprendenti. Doti che hanno contribuito a rendere Franco molto conosciuto e amato.
La sua popolarità rappresenta una piccola grande rivoluzione di costume nella nostra società: radio e televisioni si occupano di lui in programmi in onda in fasce orarie protette, orde di ragazzine impazzite e innamorate lo accolgono nei locali in cui è ospite, giornalisti che sembrano interessarsi della sessualità per la prima volta lo intervistano e lo studiano e, dulcis in fundo, il mitico Max Giusti ne fa l’imitazione.
Voce narrante e consapevole, Franco ci regala il ritratto di un mondo finora percepito come quanto di più distante dal nostro: mitizzato o condannato, irraggiungibile o repellente, bramato o ripudiato, guardato o ignorato, «vorrei ma non posso» o snobbato.
In queste pagine il sacro e il profano si mischiano fino a confondersi e a farci penetrare gradualmente in un’atmosfera quasi familiare, intima, che accorcia le distanze e ci consente di esplorare con svago e relax il mondo del sesso e della seduzione.
Ecco, la prefazione è finita.
Ora non vi resta che scegliere: cominciare a leggere il libro, o andare a fare l’amore.
In entrambi i casi, vi divertirete!
Maxim (e Beatrice)

Questo mese Maxim mi ha dedicato la copertina. Nelle foto non sono sola, con me c’è Beatrice, un pitone di circa due anni con cui ho fatto subito amicizia.
La prima cosa che mi viene chiesta da chi guarda le foto, è: ma come cavolo hai fatto a farti avvolgere da un serpente viscido e a fingere di non averne terrore?
Dovete sapere che i pitoni non sono affatto viscidi, anzi. Toccarli è un piacere, il contatto con Beatrice è stato una vera gioia, sentirmela addosso è qualcosa che si avvicina ad un abbraccio materno. Mi teneva caldo, mi sentivo protetta. Ogni tanto si addormentava su di me e non avrei mai voluto staccarmene, nemmeno quando abbiamo finito il servizio.
Il fotografo è Paolo Gandola che, prima di essere un grande artista, è soprattutto un amico per me. Nella gallery del mio sito ci sono parecchie foto sue: scattare con lui è un po’ come girare un film, perché Paolo è un regista capace di tirarti fuori le emozioni più diverse facendoti fare dei profondi viaggi dentro te stessa. Grazie maestro!
E, dulcis in fundo, un ringraziamento anche a Stefano, il mago del photoshop.
Chi mi conosce lo sa, io non sono assolutamente come appaio nelle foto: ho molti
più nei, la panzetta, le rughette, un po’ di cellulite, e mi mangio anzi mi divoro le unghie. Spero di non avervi deluso ma, ahimè, questa è la cruda verità!
Detto questo, fatemi sapere se il servizio vi piace!
il corpo di Cristo

Questa sera sono andata a cena a Genova dalla mia tata (anzi dalla mia tatta, con 2 T, come l’ho sempre chiamata) e da suo marito (anzi da Dodo, come l’ho sempre chiamato).
Loro sono i miei secondi genitori, perché quando ero piccola si prendevano cura di me mentre mamma e papà lavoravano. Hanno ottant’anni ma io invecchio e loro rimangono sempre uguali e fedeli al primo ricordo che ne ho, cioè due cinquantenni.
Comunque, dopo cena Dodo e io siamo rimasti a tavola a parlare di Dio e di fede. Lui non è credente, è mooolto di più, e quasi si arrabbia quando timidamente provo ad esprimergli i miei dubbi.
Per lui le cose che facciamo qui sono terrene, quindi futili. Dice che il Signore gli ha dato molti segni della sua esistenza, e che i miracoli sono all’ordine del giorno.
La tatta invece dopo mangiato si è alzata e si è messa a farmi le tagliatelle con la farina di grano duro e il vino bianco, impastava, aggiungeva acqua, stendeva la pasta col matterello, e la tagliava a strisce lunghe e sottili.
Dodo mi raccontava di aver conosciuto la morte, di aver toccato il profondo, parlava del grande disegno divino, faceva discorsi teologici, mi consigliava di leggere i Vangeli e di pregare ogni sera con grande umiltà e fede che prima o poi Dio avrebbe dato anche a me, povera pecora smarrita, un segno tangibile della sua esistenza.
Io guardavo l’impasto che piano piano si trasformava in tagliatelle, e pensavo che se mai un Dio esisteva, allora si trovava proprio lì, in quelle tagliatelle così terrene, fatte in casa con così tanta passione e dedizione dalle mani di quella donna che stava zitta ma a modo suo pregava, lei che dal nulla aveva creato qualcosa, qualcosa di buono.
Ed io con tanta fede e speranza pensavo a quando domani mi gusterò il corpo di Cristo.
perdere tutto
Perdere tutto così, da un momento all’altro. La casa i mobili i vestiti i libri le fotografie i ricordi, tutto quello che hai raccolto in anni e anni di vita. Familiari parenti amici vicini nel peggiore dei casi. Sentirsi fortunati se si è ancora vivi, rifugiati in una tenda gelata che le coperte non bastano mai, ma almeno si resta vicino a quella che era la tua dimora, in un paese fantasma, con addosso la paura dello sciacallaggio e di nuove scosse. Veder crollare su di te interi piani, muri, precipitare di sotto, venire seppelliti dalle macerie e magari sopravvivere mentre il tuo bambino o il tuo compagno no,
lui non ce l’ha fatta.
La notte maledetta, io stavo dormendo nel mio letto, a Roma. Ho sentito vibrare, e ho visto la lampada spostarsi. Poi mi sono riaddormentata. Poche ore dopo ancora scosse, e poi più niente.
La mattina seguente la tragedia veniva annunciata, come dentro un incubo, poco alla volta. I morti erano sempre di più di ora in ora, e adesso superano i duecento. Migliaia i feriti e ancora molti i dispersi. Quella che per me era solo una leggera vibrazione, per altri è stato l’inferno. Altri la cui unica colpa era quella di abitare in quel posto.
Ma allora mi chiedo: si poteva fare qualcosa? Il terremoto era prevedibile o no? E soprattutto, come è stata costruita la casa dello studente? E l’ospedale? E’ possibile che un ospedale nuovo, nuovissimo, crolli???
Le immagini che ci arrivano dall’Abruzzo non hanno bisogno di didascalie, così come anche la grande solidarietà che cresce e arriva da ogni parte d’Italia e non solo. Volontari che lavorano giorno e notte, scavano con le mani con la speranza che non muore mai di trovare un superstite, psicologi, vigili del fuoco, medici, infermieri, gente che apre le porte della propria casa per ospitare quelli che l’hanno persa o non possono accedervi.
Fermiamoci a pensare solo un attimo: e se succedesse a noi di perdere tutto all’improvviso?
Fermiamoci un attimo.
c'è musica per me?
amici miei,
sto cercando una musica da mettere nel mio sito.
Qualcuno ha un suo brano da "prestarmi"?
Se vi va mandatemelo a io@giorgiawurth.com
A proposito, vi piace la nuova versione del sito?
A me un sacco, e ne approfitto per ringraziare l'ideatore - Gabriele Pierro - e il disegnatore - Manuel Tiranno .
Ottimo lavoro ragazzi!!!
Grazieeeeeeeee di cuore.
EX

Ragazzi,
non vi dico nulla...
andate a vederlo, al cinema, e poi fatemi sapere!
Io, da buona ligure, posso solo garantirvi che non vi pentirete di aver speso 7 euro per due ore pregne di pianti e risate!
Addio Daria..
Solo per dire grazie a tutti voi che mi avete scritto per Un posto al sole!
Daria adesso è, giustamente, in prigione! Daria è un’assassina ma anche una ragazza fragilissima, e per questo io l’ho amata 
molto.
Comunque vi dico che i primi giorni che ho iniziato a girare a Napoli per Un posto al sole sono rimasta shockata (ma come si scrive secondo voi scioccata?) perché, non avendo mai fatto una soap-opera, non immaginavo che i tempi fossero così serrati. Si girano decine di scene al giorno, e quasi tutte buone alla prima o massimo alla seconda. I cameraman e i registi sono abituati a fare un botto di inquadrature in tempi brevissimi, e riesci a reggere quei ritmi solo se sei abituato e allenato. Quindi all’inizio mi è preso un grande sconforto (anzi scusatemi se la mia recitazione non è sempre stata all’altezza!!), pensavo che non ce l’avrei fatta e ho giurato a me stessa che non avrei mai più fatto una soap-opera.
Ora, col senno di poi, ricordo il periodo “napoletano” con un profondo affetto, là dentro sono tutti una grande famiglia, e vorrei ringraziare i truccatori, i parrucchieri, gli autori, i registi, Emanuela, Giulia, Maurizio, Fabio e tutti gli attori che hanno lavorato con me (compresi quelli che ho ucciso e quelli che mi hanno mandato n prigione!!).
Un grazie di cuore anche a Napoli e ai napoletani che hanno l’incredibile dono di riuscire a farti sentire sempre a casa (persino per una liguro-svizzera!!)
Poi vorrei spendere una parola proprio per gli attori “televisivi” e in particolare quelli della soap, verso i quali c’è spesso un (pre)giudizio negativo. Vi assicuro che se a loro venissero concessi i tempi che si hanno a disposizione al cinema, la maggior parte sarebbe candidata all’oscar!
Vabbè, con questo si è chiuso un altro piccolo capitolo della mia carriera, grazie di cuore a chi mi ha seguito, a chi mi ha incoraggiato, e a chi sente un pochino la mancanza di quella stronza di Daria ;-)
Adesso andiamo avanti, perché il 6 febbraio vi aspetto al cinema con EX!!
Vi voglio bene!!!!
presa di coscienza
Scusatemi,
ma in questo periodo non ho molti pensieri intelligenti da scrivere...
Meglio tacere...
Bacieabbracci
Quanto durano 9 mesi a Hollywood?
Scusate,
qualcuno sa dirmi quanto dura una gravidanza a Hollywood?
Leggo un giornale, e vedo che un’attrice è incinta.
Rigorosamente di due gemelli. (anche questa poi, ma come fanno a venirgli fuori tutti gemelli? Quante possibilità ci sono che se aspetti un figlio te ne vengano due? Rebecca Romij, Lisa Marie Presley, Angelina Jolie, Jennifer Lopez e altre che adesso non mi vengono, hanno tutte raddoppiato.)
Comunque, dicevo, leggo che una è incinta che ne so al secondo mese.
Poi il mese dopo leggo che ha partorito e che gli ha dato dei nomi allucinanti, tipo (traduco) Mela, Angelo Blu, Camera, Fucsia, Paradiso, Oceano, Nuova Silouette.
Nel frattempo ha girato tre film, ne ha promossi altri due, e sta per tornare sul set in formissima il pomeriggio del giorno stesso in cui ha partorito.
Ma che si mangiano a Hollywood?
un annuncio speciale
Ebbene sì, ci siamo!
Molti di voi lo sapranno già, ma vi annucio che ho lasciato gli annunci!
La Rai mi ha dato, a modo suo, tanto. Ringrazio di cuore in modo particolare i ragazzi della troupe del nostro studio, che sono stati davvero preziosi e pazienti.
Da troppo tempo però avevo cominciato a sentirmi “comoda” in questo contesto lavorativo, e anche insoddisfatta perché era davvero difficile, anzi impossibile, crescere lì dentro.
Così, in quest’ultimo anno, ho seminato tanto. Nel 2009 raccoglierò i primi frutti, sperando di aver fatto cose dignitose. Sicuramente io ce l’ho messa tutta, e adesso mi sento pronta a dedicarmi esclusivamente al mio lavoro di attrice.
Ora più che mai ho bisogno di voi, del vostro supporto, e dell’energia positiva che mi avete sempre trasmesso con le vostre lettere e le vostre email.
Vi ringrazio con tutto il cuore, e vi auguro che si possa avverare ciò che più desiderate;)
CAPITAN BASILICO
Amici miei,
esco da questo prolungato e imperdonabile letargo blogghettaro per informarvi che da venerdì 10 ottobre è in sala il film "Capitan Basilico" di Massimo Morini, dove io interpreto Regina, una supereroina molto vendicativa e abbastanza perfida, con tanto di superpoteri micidiali!
Per ora il film si può vedere solo nelle sali liguri, ma presto uscirà in tutta Italia.
Il film è vivamente consigliato ai bambini italiani sotto i 12 anni, ai liguri di tutte le età, ai miei fan ma solo a quelli che mi vogliono davvero mooolto bene però!
Fatemi sapere,
vi abbraccio...
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AFTERVILLE
2058.
50 anni fa, numerosi corpi celesti precipitarono sul nostro mondo, cambiando per sempre lo sky-
line delle più importanti città del pianeta. Le astronavi, soprannominate “Le Rocce” non diedero
mai nessun segno di vita, e vennero ben presto inglobate nell’urbanistica e nel sistema socioeco-
nomico terrestre. L’unica cosa che gli scienziati riuscirono a scoprire riguardo Le Rocce fu un
segnale geomagnetico proveniente dal loro interno, che venne codificato nella nostra lingua come
un Conto alla Rovescia alla fine del quale nessuno sa cosa succederà.
Oggi, viviamo le ultime ore dell’Ultimo Giorno attraverso gli occhi di due innamorati, Sam e Lisa,
che cercano disperatamente di ritrovarsi prima che il mondo così come lo conosciamo possa
finire.
Sono particolarmente fiera di invitare tutti i milanesi e i non milanesi che hanno voglia di farsi un viaggetto
alla prima proiezione nazionale di
Afterville The Movie
che si svolgerà Martedì 27 Maggio 2008 alle h. 20.00 a Milano presso la Sala Fedra del cinema Apollo in Galleria De Cristoforis 3.
Afterville è prodotto da BBproductions e FastForward, porta la firma dei mitici registi Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, riconosciuti autori di corti di fantascienza premiati in tutto il mondo quali “E:D:E:N” e “The Silver Rope” ed è interpretato da Roberto Laureri, Giorgia Wurth e Paolo Giangrasso.
Non perdetevelo è fighissimo!!!
DATI DI FATTO
Perché l’Italia ha così paura della verità? Quanto ci fa paura la nostra verità sporca con cui conviviamo in silenzio ogni giorno ricoprendola di merda e immondizia che prima o poi verrà fuori e allora puzzerà troppo per essere gestibile? (e non solo in senso metaforico).
Perché l’Italia ha paura dei (pochissimissimi) giornalisti indipendenti? Un giornalista fazioso è innocuo, perché lo si può appunto accusare di (fazio)sità, ma un giornalista che non è servo del potere e soprattutto che racconta i FATTI, allora sì che terrorizza, perché davanti ai fatti non c’è faziosità che tenga.
Credo che sarà difficile rivedere Marco Travaglio in tv a lungo, purtroppo. Si unirà a quella schiera di “eroi della comunicazione” (di destra e di sinistra) a cui non è più concesso di comunicare attraverso il mezzo televisivo.
Eroi non perché abbiano fatto qualcosa di straordinario, eroi perché hanno fatto qualcosa di ordinario. Eccolo il paradosso!
Fortunatamente ci sono i libri, il teatro, le piazze, la rete. Luoghi straordinari per raccontare eventi ordinari.
Il mestiere delle parole

Finalmente ce l’ho fatta! Ho realizzato un sogno che avevo da un sacco di anni: incontrare il mio regista italiano preferito, Ermanno Olmi! E’ avvenuto giovedì sera a Milano, al Barrios, un locale davvero interessante dal punto di vista degli eventi culturali, in una serata di pioggia atroce.
Lui era lì, voce in capitolo di un dibattito sui giovani e i sentimenti, a parlare di cinema ma non solo. Al di la’ dei suoi film (Il mestiere delle armi è un autentico capolavoro), ritengo quest’uomo un patrimonio vivente della nostra società. Ascoltarlo mentre parla è un vero piacere uditivo e immaginario, è capace di sintesi efficacia modernità e poesia in ogni singola frase, senza eccezioni.
Alla fine del dibattito mi sono fatta coraggio e sono andata a conoscerlo;
per dirgli “piacere” ci ho messo 5 minuti balbettando, se davanti a me avessi avuto Jhonny Depp non sarei stata così emozionata!
Purtroppo mi ha confermato che non farà altri film perché secondo lui il Cinema non esiste più. Lui il Cinema, il suo gioco preferito, continuerà a farlo dietro le quinte.
Che peccato Ermanno, però ti prego, questo almeno sì, continua a parlarci…
FACCE DA
Cammino per la città e vengo sommersa da facce. Avverto proprio la loro presenza come fantasmi che mi guardano e seguono ogni mio movimento. Sono fantasmi di carta che ridono. Ma che avrete mai da ridere fantasmi di carta? Ridono coi loro denti bianchi e numerosi, hanno molti più denti di noi comuni mortali loro, tanto
che all’inizio pensavo stessero sponsorizzando un dentifricio. No, veramente proprio all’inizio all’inizio pensavo a una dentiera. Una dentiera con buoni propositi per i poveri cittadini che di denti ne hanno meno e un po’ più giallognoli. Poi però ho pensato che alcune di queste facce di carta stessero sponsorizzando uno shampoo, una tinta, un riporto, un parrucchino. Forse sono i nuovi testimonial di Cesare Ragazzi mi sono detta, perché sono tutti patinati e messi a tiro. I capelli coi buoni propositi per i poveri cittadini che di capelli ne hanno meno o ne hanno tanti ma con un po’ di ricrescita di un altro colore o almeno qualche doppia punta sì dai.
Vabbè, che pubblicizzassero quello che gli pare però mi dà fastidio che mi guardino così insistentemente, non si può cavolo, uno non è più libero di aggiustarsi le mutande che gli si sono incastrate tra non so cosa o di togliersi una caccola dal naso che quelli continuano a fissarti e ti fanno sentire un maleducato, un maiale, anche perché loro una cosa così non la farebbero mai loro sono educati e belli e puliti e sempre a posto. Allora decido di fare il gioco duro e penso che sottosotto qualche difetto ce l’avranno pure loro: comincio a fissarli a mia volta, uno per uno convinta che prima o poi almeno uno sbadiglio, un singhiozzino, un ruttino. Niente. Perfetti. A un certo punto uno comincia a sussurrare qualcosa, tipo che vuole garantirmi una bella pensione. Proprio a me che neanche mi conosci? sei sicuro? Ma grazie! Un altro vuole alzarmi il salario. A me? E perché? cosa mai avrò fatto per guadagnare questo? Quell’altro mi dice che dato che io sono una donna vuole darmi pari opportunità! Ma non pensavo di meritarmi tanto! Da laggiù un’altra faccia comincia a gridare contro la faccia che mi sta parlando, e la insulta proprio ci va giù pesante, e altre facce lo incalzano, e poi altre ancora, e gridano, e si dicono parolacce, e si menano, e diventa tutto un gran bordello di facce e slogan, qualcuno vuole abbassare le tasse e qualcun altro vuole migliorare l’assistenza sanitaria, un impegno morale, un dovere, io credo, il paese in ginocchio, rimbocchiamoci le maniche, si può fare, rialzati, la famiglia, aborto no grazie, aborto sì grazie, clandestini a casa, w l’integrazione, lavoro per tutti, votami votami votami..
Ahò, ma lo sapete che, se non fosse stato per le vostre facce, quasi quasi…
ci sarei cascata?
La donna ritorna!
ciao ragazzi!
per chi avesse voglia e fosse a roma,
questo weekend riportiamo in scena lo spettacolo "La donna che ha partorito nel cielo ritornerà" con la regia di Francesca Satta Flores,
all'interno della rassegna di Teatro Civile e della Memoria al
Teatro L'Orangerie
Via Alessandro Volta 41/a (Testaccio)
Tel. 06/30310156 - 329/9779605
5 aprile - ore 21
6 aprile - ore 17,30
FRANCO TRENTALANCE: secondo round
Finalmente è tornato a trovarci Franchino Trentalance! Tra un set e l'altro abbiamo chiacchierato parecchio e devo dire che è in gran forma!
Mi ha scritto un pezzo x il blog con delle sue riflessioni sempre molto filosofiche che ora vi riporto qui sotto. Buona lettura ragazzi!!!
FARE SESSO E’ PROPRIO COME UNO SPORT: VEDIAMO PERCHE’.
Concentrazione, sudore, respiro irregolare e muscoli tesi. Sembra la cronaca di una finale olimpica, vero? Invece, è quello che accade quando il sesso si ha voglia di farlo sul serio.
Talento, tecnica e passione sono doti indispensabili. Allenamento, esperienza e disinvoltura, elementi da acquisire il più in fretta possibile. E non stiamo parlando di Federer o della Sharapova e nemmeno di Totti o Valentino Rossi, ma delle caratteristiche per fare sesso di buona, anzi ottima qualità.
Ricordo da ragazzino, quando i miei genitori mi iscrivevano ai vari corsi sportivi. Scuola calcio, tennis, d’inverno il nuoto…
Dopo qualche tempo, l’istruttore faceva il punto della situazione e il giudizio si riassumeva in una semplice frase: “Il ragazzo è - o non è - portato per questo sport”.
A mio parere, fare sesso equivale a una prestazione sportiva, ne più ne meno e anche in questo caso si ha o non si ha, l’attitudine giusta.
Analogie e similitudini sono numerosissime.
Al pari di un’attività sportiva difatti, il sesso si pratica o si dovrebbe praticare per parecchi lustri, dalla giovinezza alla maturità’ avanzata e lo si può “giocare” a diversi livelli: in serie A, B, nelle categorie eccellenza, amatori o dilettanti.
Si può fare ogni tanto, regolarmente o tutti i giorni. Ci si può “allenare” da soli, giocare sempre con lo stesso compagno, o anche cambiarlo ad ogni match (per chi ci riesce).
Ma a differenza dello sport dove per imparare abbiamo al fianco, un allenatore, un maestro o un giocatore più esperto, nel sesso siamo un po’ tutti allo sbaraglio. A inizio carriera infatti, cerchiamo di arrangiarci coi sentito dire, con qualcosa letta sulle riviste o imitando posizioni da film porno. Oltre ad affidarsi all’istinto, naturalmente, ma direi che siamo comunque nel panico.
E’ come se al primo match da professionista ci sbattessero sul centrale di Wimbledon o se dopo una settimana di guida, ci ritrovassimo in sella a una Ducati sul circuito del Mugello.
Se ci pensiamo un attimo, per ogni cosa della vita, abbiamo bisogno di imparare: per usare un computer, pescare, suonare, dipingere, fare bricolage, potare un albero, andare in bicicletta, guidare, cucinare, stirare e potremmo continuare all’infinito.
Nel sesso invece, siamo tristemente autodidatti: improvvisiamo, facciamo danni, siamo goffi, impacciati o agitati. Spesso ci muoviamo male e in modo maldestro. E non avendo il supporto di arbitri o giurie che stabiliscano la qualità delle nostre prestazioni, siamo noi a darci i voti e giudicare. Così ci sono donne che arrivano a quarant’anni credendosi bocca di rosa, mentre sono maestre del “rigatone” e uomini che si reputano stalloni da competizione quando superano dieci minuti di performance.
Il guaio è che col passare degli anni, se abbiamo imparato male e siamo impostati in modo sbagliato, gli errori sono sempre più difficili da correggere.
Da giovanissimo, sciavo col peso del corpo indietro tendendo a sollevare le punte degli sci. Risultato, più rapidità nei cambi di direzione ma meno controllo. Bene, ancora oggi a distanza di vent’anni, faccio fatica a modificare quella posizione.
Naturalmente, sarebbe utile anche avere un fisico accettabile; se siamo venti chili soprappeso ci verrà rapidamente il fiatone, se beviamo come una spugna avremo reazioni un po’ appannate e se fumiamo come una ciminiera - il fumo ostruisce le arterie! - avremo alla distanza, erezioni meno consistenti.
E come nello sport il tutto non si riduce alla semplice preparazione fisica. C’è una parola magica che è fondamentale: atteggiamento.
Ci vuole passione, attitudine e voglia di farlo. Se si scende in campo scarichi e svogliati, difficilmente otterremo una prestazione degna di nota.
Alla finale di un mondiale c’è chi se la fa sotto e chi si esalta, chi non regge la pressione e chi gioca come non ha mai fatto, chi sente tremare le ginocchia e chi ha forze decuplicate, chi non tiene alla distanza e chi viene fuori (non è un gioco di parole) dopo tre ore di gioco o quaranta chilometri di corsa.
Nel sesso non mi sembra molto diverso: chi ha l’ansia da prestazione, dell’erezione, della durata o chi pensa che lei sia troppo bella, troppo esperta o troppo sicura. Chi si emoziona e chi è deciso come l’ispettore Callaghan, chi è sprinter e chi maratoneta, chi ottiene una vittoria l’anno e chi conta i trofei. Chi ha movimenti efficaci e naturali e chi gesti goffi ed impacciati.
Una mia ex, mentre trombavamo si metteva a piangere, perché pensava di non essere all’altezza e un’altra faceva cose che non aveva mai fatto (almeno così diceva) perché stimolata dall’essere a letto col pornodivo.
Monica dopo un quarto d’ora di sesso, si addormentava senza neanche dirmi ciao e Silvia, dopo novanta minuti di su e giù (giuro che anche per me sono più che sufficienti) diceva di aver appena cominciato.
Elena, credo per ripicca col suo ex, voleva battere il record di orgasmi - agenda alla mano - ogni volta che lo facevamo e Claudia che era fidanzata con un altro, lo faceva ma senza venire, così il tradimento era solo a metà.
Poi abbiamo chi ama sport individuali (de masturbatio), di coppia (un classico one to one) o di squadra ( club di scambio, orge e gangbang). Chi sport classici (letti e divani) e chi estremi (sadomaso, fetish, bondage), chi sport di precisione (alla ricerca del punto G) o di potenza (ti sbatto come un tappeto) e chi quelli di sprint o di durata.
Ci sono sportivi completi che sanno fare tutto (servizio, volèè, punizioni, dribbling, rigori, schiacciate, ganci e montanti) e altri più limitati (questo si, questo no, questo forse, questo dipende, questo invece mi fa male).
Sesso e sport sono accomunati anche nel doping: c’è chi non usa niente e chi prende qualche aiutino (Viagra, Cialis, Levita, testosterone), chi ha un fisico naturale e chi modificato (liposuzioni, lifting, silicone e botulino).
Senza contare che il nostro schema cambia in funzione dell’avversario, pardon del partner.
Modifichiamo tattica e atteggiamento, adattandoci al gioco e ai colpi dell “avversario. Abbiamo una percezione diversa di ciò che facciamo in base al chi abbiamo davanti.
Con qualcuna possiamo fare di tutto giocando a tutto campo, con altre solo qualcosa, perché piene di tabù. Con qualcuna ci si capisce al volo e con altre possiamo rotolarci mesi tra le lenzuola, senza combinare niente di buono.
Con qualcuna siamo freddi e col timer incorporato e con altre siamo caldi e passionali. Con qualcuna speriamo oggi non ne abbia voglia e con altre perché non lo facciamo ancora.
Che ci possiamo fare, il sesso come molte cose della vita, è semplice e complicato allo stesso tempo. L’importante è rendersi conto delle proprie qualità e dei propri limiti. O vogliamo perdere di vista il senso della realtà, guidando un’utilitaria come una Ferrari o andare al bar vestite come modelle per una sfilata?
Franco Trentalance
VERGOGNA!
Ragazzi,
ho inciso una canzone che si intitola Vergogna!
Potete ascoltarla e vedere il video su YouTube (vi avverto però: è piuttosto trasgressivo!) a questo indirizzo:
http://it.youtube.com/watch?v=1uAmvOTb32w
Se vi piace mandatelo ai vostri amici!
BACIIIIIIIIIIIII!!!!!
PS: NON SONO IO L'ATTRICE DEL VIDEO!
TRATTATECI MALE!
Se voi uomini solo sapeste…
Quanto poco basterebbe a farci innamorare di voi.
Per voi il sesso è imprescindibile, fondamentale, e per farvi una scopata siete disposti a tutto, a recitare qualsiasi parte.
Ok.
Il fatto è che può capitare, pure a voi maschietti, di innamorarvi. E quando cupido vi colpisce, non c’è nulla da fare, vi trasformate negli esseri più sdolcinati e servizievoli che esistano sulla faccia della terra. Vi prostrate a veri e propri tappetini, e con gli occhi supplicanti non fate altro che ripetere “calpestami ti prego”. Ogni nostro desiderio diventa un ordine: non facciamo in tempo a renderci conto di aver sete che già ci versate una coca light, ci piace la gonnellina vista in vetrina e ce la fate ritrovare a casa, arrivate a prenderci in anticipo mentre noi dobbiamo ancora iniziare a metterci il fondotinta vi facciamo aspettare sotto il portone per almeno tre quarti d’ora e voi non battete ciglio, anzi, con riconoscenza ci ringraziate per avervi dato il tempo di fumarvi una sigaretta dato che a noi il fumo dà fastidio. Ci aprite la portiera della macchina con sudditanza e poi ci chiedete che musica vogliamo ascoltare che cibo abbiamo voglia di mangiare e qual è il nostro colore preferito. Ma insomma, siete innamorati d’accordo, però cercate di essere almeno un po’ originali. O meglio ancora, trattateci male. Vi prego, trattateci male. Marco Ferradini, per due terzi del suo teorema, aveva perfettamente ragione. Si è rovinato con l’ultima strofa. Uomini innamorati, volete davvero che noi donne ricambiamo la vostra infatuazione? Ne siete proprio sicuri? Allora ripeto, per il vostro e il nostro bene, trattateci male. E trattatevi da uomini. Non pendete dalle nostra labbra, non tollerate tutti i nostri capricci, non datecela sempre vinta, non adulateci, mandateci affanculo quando ce lo meritiamo, contradditeci (non potete immaginare quanto adoriamo il contraddittorio), non assecondateci in tutto e per tutto, diteci in faccia quello che davvero pensate, non lasciate che lo veniamo a scoprire in seguito, magari durante un litigio, perché perdereste la vostra credibilità. Ma, soprattutto, fateci credere che potreste scappare con un’altra da un momento all’altro, anche se noi siamo la vostra prima scelta. Fateci sentire un po’ precarie e un po’ mignotte, fateci sentire belle e fragili, intense e passeggere, livide e mamme, e saremo vostre, davvero.
PRET-A-PENSER

Benvenuti nello spazio Pret-a-Penser: qui potete acquistare, ad un modico prezzo, i pensieri adatti ad ogni situazione.
Dovete andare a un incontro di lavoro e volete conquistare il vostro interlocutore?
Avete un appuntamento galante e volete far subito colpo sul vostro partner?
Cercate nuovi amici che vi apprezzino per la vostra personalità?
Vi attende una riunione di condominio dove volete far valere la vostra posizione?
Non sapete mai cosa dire quando vi trovate in ascensore con degli sconosciuti?
Vi sentite imbarazzati quando un giornalista del telegiornale vi intervista mentre fate shopping?
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Allora siete al posto giusto nel momento giusto: qui potete trovare i pensieri che fanno al caso vostro,
i pensieri perfetti per ogni occasione,
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i pensieri che vi salvano dall’imbarazzo,
i pensieri che vi permettono di essere accettati dal gruppo
e quelli che vi consentono di dominarlo,
i pensieri comuni,
quelli che non danno nell’occhio ma che vi fanno mantenere la vostra posizione,
i pensieri che fanno ridere
e quelli che fanno piangere.
Viviamo in un’epoca frenetica, dove ci sono tante, tantissime cose da fare.
Perché perdere tempo a pensare?
CI PENSIAMO NOI A PENSARE PER VOI!
Date uno sguardo al nostro catalogo: troverete il pensiero perfetto per le vostre necessità.
E solo in occasione delle feste natalizie, vi ricordiamo che c’è una promozione imperdibile: 3 pensieri al prezzo di 2 oppure 3 pensieri al prezzo di 4 ma in omaggio vi diamo un capo di pret-a-porter. (Fino a esaurimento scorte).
Non pensateci due volte!
Ah, buon natale!
e se ci rendessimo precari tutti?
Ho già dimostrato nel mio primo pezzo “Gli Italiani amano i bambini o li sfruttano?” come gli
anziani e le generazioni vicine alla pensione si sono riservati delle pensioni molto superiori a ciò che gli spetterebbe in base alle loro contribuzioni, tutto a scapito dei loro figli. Purtroppo non sono solo le pensioni che privilegiano gli anziani e fregano i giovani. Ci sono almeno due altri fenomeni che provocano lo stesso effetto:
Uno è l’immenso debito dello stato (di gran lungo il più alto di tutti gli stati industriali) creato e consumato negli ultimi decenni, cioè dai pensionati di oggi, che nessuno vuole rimborsare e che quindi lasciamo tranquillamente in eredità ai nostri figli. Particolarmente grave è, che questo debito non è dovuto ad eventi particolari come guerre o catastrofi naturali ma semplicemente alla voglia di spendere di più di quello che si guadagna.
L’altro fenomeno è il privilegio di cui godono gli anziani nel mondo del lavoro rispetto ai giovani. Dall’introduzione del divorzio il posto fisso – non importa nella pubblica amministrazione o nell’industria privata – è diventato più fisso che il matrimonio, praticamente inscindibile da parte del datore di lavoro. Questo privilegio viene difeso dai sindacati ad oltranza. Poco importa che l’economia ne soffre e che l’Italia ha la produttività più bassa dell’Europa. Ciò avviene essenzialmente per due cause. La prima è di natura macro economica: Per non creare dei disoccupati anche le aziende che invece di creare valori ne distruggano, non possono fallire e vengono mantenuti in vita artificialmente (leggi con le tasse di tutti). L’Alitalia è l’esempio più clamoroso ma non l’unico. L’Italia era competitiva in tanti settori (tessile, acciaio ecc.) Oggi è superata da paesi come la China o l’India che fanno la stessa roba a prezzi di gran lungo inferiore. Questo processo si verifica anche in altri paesi industriali, USA in testa. Ma questi altri paesi grazie alla loro flessibilità fanno morire le aziende non più competitive e impiegano ogni risorsa, capitali e mano d’opera in nuovi settori molto più produttivi (elettronica, farmaceutica, biotecnologia, ricerca oltre che nei servizi avanzati). Ma per riuscirci occorrono nuove specializzazioni di lavoro più facilmente trovabili nei giovani, cresciuti con computer e internet, conoscendo l’inglese e gli ultimi progressi della scienza e soprattutto dotati di una volontà di accettare sfide nuove. Anche i dipendenti meno giovani hanno una chance, ma devono adeguarsi alle nuove esigenze colmando (con molta più fatica dei giovani, si sa) le loro lacune.
E qui entriamo nella seconda causa di natura micro economica: Chi lo fa fare a un dipendente con posto fisso di adeguarsi, di imparare cose nuove. Tanto è protetto dall’art. 18 e fa carriera e ottiene aumenti salariali grazie all’anzianità e non certo al merito. Benché questo sistema permette ai disonesti di sopravvivere confortevolmente e impunito, ci sono tanti lavoratori onesti che fanno il loro dovere. Ma quando cambiano le esigenze (cosa che succede sempre più spesso) ed è chiesto un adeguamento o addirittura un cambio del luogo di lavoro cominciano le resistenze e le lotte sindacali per difendere lo status quo che inevitabilmente arretra l’economia a profitto dei paesi emergenti. Per questi motivi l’imprenditore italiano non assume più lavoratori a tempo indeterminato; neanche se ha il lavoro. Piuttosto di rischiare di avere lavoratori in esubero o con qualifiche obsolete dei quali non può più liberarsi nel caso che non servono più, rinuncia al lavoro. Conseguenza è un costante aumento della disoccupazione, specialmente giovanile. Così si è creato la famosa legge Biagi, che ha avuto un successo inaspettato. Si sono creati più di un milione di posti di lavoro nuovi, diminuendo finalmente il numero dei disoccupati. Certo questi posti nuovi sono quasi tutti non fissi, ma precari. Il privilegio dei lavoratori anziani (si fa per dire, perché vanno in pensione molto prima di essere veramente anziani) consiste nel mantenere il loro posto fisso (certo con stipendi con meno potere d’acquisto di una volta, dovuto alla bassa produttività del lavoro) mentre i figli spesso non sono più disoccupati, ma hanno un lavoro precario. Meglio così, ma non bene!
Come rimediare a questa ingiustizia? Da più parti viene chiesto l’abolizione o un forte indebolimento della legge Biagi. Sono convinto che ciò non può essere la soluzione. Si aumenterebbe solo la disoccupazione. Da altre parti viene suggerito un sistema alla Danimarca. Conosco poco questo sistema ma non può essere molto diverso di quello Svizzero che invece conosco assai bene: Tutti i contratti di lavoro, pubblici e privati, giovani e anziani, sono precari nel senso che sono revocabili da ambedue le parti con un preavviso di 3 o di 6 mesi anche senza motivazione. Mi si obietta che questo è facile in un paese dove la disoccupazione è quasi inesistente e non supera 1 a 2% della forza lavoro. Vero è invece il contrario: Grazie alla flessibilità la disoccupazione può essere contenuta; anzi, 20% della popolazione (e una parte molto più consistente dei lavoratori attivi) viene da paesi terzi (la comunità italiana è la più importante) per soddisfare il mercato di lavoro. Ed è conosciuto che gli stipendi svizzeri non sono quelli della China, superando ampiamente quelli di tutti i paesi limitrofi. Come è possibile? Dal punto di vista macro economico succede che i settori con la maggior produttività (banche, farmaceutica, produzione di software ecc.) attraggano i migliori lavoratori con i migliori stipendi e quindi crescono. Le aziende con poca produttività (agricoltura, industria con poco valore aggiunto ecc.) non riescono pagare gli stipendi offerti dagli altri. Quindi diminuiscono e spesso spariscono. Dal punto di vista micro economico l’effetto è altrettanto positivo: In anzitutto questo sistema permette di punire i disonesti. I lavativi possono essere licenziati facilmente. La sola consapevolezza che ciò può avvenire serve come forte deterrente. A nessun datore di lavoro poi viene in mente di licenziare un dipendente bravo. Anzi, cerca di tenerselo fedele non solo con un buon stipendio ma riconoscendo i meriti e offrendo la possibilità di una formazione professionale continua. Ciò non avviene perché i datori di lavoro sono dei santi, ma perché sanno che solo così ottengono il massimo profitto. Accade anche in Svizzera che qualche ditta deve licenziare tutto o gran parte del suo personale per esempio perché decide di trasferire gli impianti in Romania o in India dove la produzione costa molto meno. Per una buona parte dei lavoratori questo non è un dramma insopportabile perché trovano presto un altro lavoro in un settore più produttivo. Certo, questo non accade subito e per tutti. Un buon sistema di ammortizzatori sociali aiuta questi lavoratori.
Raccomando quindi ai giovani di raggruppare le loro forze, non per ottenere gli stessi privilegi dei loro genitori, perché privilegi estesi a tutti non sono più tali, ma di abolire i privilegi esistenti (superando anche i cosiddetti diritti acquisiti) per ricuperare degli spazi dove vengono pagati il merito e non l’anzianità e dove lo stato di precariato non viene più percepito come uno svantaggio ma come una opportunità. Raccomando inoltre di far presto. Fra poco i pensionati e quelli vicini alla pensione (i privilegiati insomma) superano numericamente la generazione alla quale spetta di portare avanti l’azienda Italia e un cambiamento con metodi democratici non sarà più possibile.
Peter Steiner
Alain e la caricatura
Questa è la storia di Alain, un giovane pittore di Parigi, che si guadagnava da vivere facendo
caricature ai turisti di passaggio. Il suo studio erano 2 sgabelli e 1 cavalletto in un angolo della piazza di Montmartre. Quando il sole calava e i turisti migravano nei bistrò, Alain tirava fuori le sue tele e finalmente dipingeva. Sapeva farlo come nessun altro in città: il rosso dei suoi tramonti era così intenso da sembrare che il dipinto prendesse fuoco.
Ma i suoi quadri non li vedeva mai nessuno; Alain li teneva per sé e li accumulava nella sua mansardina impolverata.
Una sera passò una ragazza; non era una ragazza qualunque, era la ragazza più brutta di Parigi, praticamente un mostro, la caricatura di se stessa. Si fermò a guardare Alain che dipingeva.
Appena il giovane se ne accorse nascose i suoi dipinti ma la ragazza, colpita dalla sua abilità, gli chiese per quella sera di fare gli straordinari. Si sedette su uno sgabello pronta a essere ritratta. In quel momento Alain pensava: come si fa a fare la caricatura di una caricatura??? Poi smise di pensare e lasciò che il pennello facesse il suo lavoro. Meno di un’ora dopo, il quadro era pronto: davanti allo sfondo della piazzetta illuminata da piccole fiammelle, c’era la ragazza brutta ma così brutta che anche un gatto di passaggio lanciò uno sguardo di traverso, si spaventò e si gettò di sotto dalle scale di Montmartre. Alain era riuscito nell’impossibile: aveva inventato una nuova soglia di bruttezza. Peli, porri, verruche e cicatrici. Un insieme di brutture così elegantemente disarmoniche che sembravano di origine infernale.
La ragazza chiese di vedere l’opera finita, e solo in quel momento Alain che negli ultimi istanti si era concentrato sulla visione del quadro, sollevò lo sguardo su di lei. Era la donna più bella che avesse mai visto. Cambiata, così profondamente che solo una magia poteva giustificare l’accaduto. Racconta una vecchia leggenda parigina che quando un gatto cade dalle scale di Montmartre si avverano i desideri.
Beh, quella sera se n’erano avverati 3: la ragazza che sperava di dire addio alle sue non certo piacevoli sembianze, il pittore che sognava un giorno di poter ritrarre la donna più bella del mondo, e un gatto, che non ne poteva più di vivere a Montmartre con tutta quella folla.
Alain e la ragazza si allontanarono verso il tramonto, chiacchierando. Non si accorsero che il quadro era cambiato: ora raffigurava un tramonto rosso rubino con le sagome di due innamorati che si tenevano per mano.
Un attimo dopo, passò un ladro, vide il quadro, i colori, e si portò via tutto, tranne gli sgabelli.
Si chiamava George, abitava a Belleville, e la sua vita era stata molto avventurosa.
Ma quella di Gorge, naturalmente, è un’altra storia.
occhi di terra
Vi vedo
Occhi di terra
Lucidi di acqua
E rossi di sangue
Nei vostri corpi
Neri e sudati
Sugli autobus di una capitale europea
Afosa
E veloce come l’elettricità
Vi vedo
Coi vostri sacchetti
Stracolmi e bucati
Di bibite e prosciutto
Quello in offerta che domani scade
Ma oggi
È ancora oggi
Afoso
E veloce come l’elettricità
Vi vedo
Donne coi vestiti larghi e colorati
Di africa e arcobaleno
Gambe di lividi
Neri invisibili
A casa
I vostri uomini vi aspettano
Coi bimbi affamati di prosciutto
che scade domani.
Onesti, disonesti e tasse
Se non ci fossero le evasioni fiscali lo stato italiano non avrebbe più problemi finanziari.
Potrebbe diminuire le tasse, aumentare le pensioni e rimborsare i debiti. Occorre quindi eliminare l’evasione e punire severamente i disonesti, di modo che gli onesti non devono più sentirsi fessi.
Ma chi sono questi onesti che non evadano il fisco? I dipendenti e i pensionati e pochi altri mi rispondono. Ma è vero? Con grande sorpresa ho dovuto costatare che persone (dipendenti e non) che conosco bene e che stimo molto e che non ucciderebbero neanche una mosca, mi propongono di dichiarare solo la metà del prezzo dell’alloggio che ho comprato, che chiedano all’idraulico quanto sconto fa se pagano in nero e che discutano nella riunione condominiale apertamente se conviene più di pagare senza fattura o di profittare delle agevolazioni fiscali, ovviamente senza verbalizzare i singoli voti. La donna di pulizia viene pagata in nero, risparmiando i contributi; e lei è tutta contenta di non dover pagare le tasse. Potrei parlare della maestra che da lezioni private in nero o del postino che ha un secondo lavoro nel pomeriggio, senza dichiararlo e elencare molti altri esempi, ma penso che basta per trarre la conclusione che in questo stato tutti o quasi evadano le tasse se possono e non si fanno nessuno scrupolo, spesso senza rendersi conto di ciò che fanno e a quale conseguenze potrebbero andare in contro.
“Ma sta di fatto” mi osserva un caro amico “che ad approfittarne di questo sistema sono gli indipendenti e a pagare la maggior parte delle tasse sono i dipendenti e i pensionati che non hanno la possibilità di nascondere le loro entrate davanti al fisco e questo è una grande ingiustizia”. Anche questo mito non sta in piedi se andiamo vedere a più vicino: Nessun dipendente e nessun pensionato parlano dello stipendio lordo o della pensione lorda; spesso non lo conoscono neanche. Parlano dello stipendio netto e fanno lo sciopero per le 100 Euro netti in più e non si interessano minimamente che le 100 Euro in busta costano al datore di lavoro almeno 200 Euro. I soldi per le loro tasse non hanno mai avuto in tasca. E’ il datore di lavoro o l’INPS che li trattiene e li versa allo stato. Contrariamente ai liberi professionisti, agli artigiani e ai commercianti che le (tante o poche) tasse pagano dalla tasca propria.
E’ quindi improprio di parlare di onesti e di disonesti nel campo fiscale. Siamo un popolo (e io non sono un’eccezione, ho dovuto adeguarmi) di grandi o piccoli evasori, secondo le nostre possibilità. Esistano sicuramente anche alcuni onesti veri, anche se non li ho ancora incontrati. A loro chiedo scusa per questa mia affermazione.
Chiarito che non ha senso di distinguere i buoni dei cattivi, moralmente siamo tutti nella stessa barca, dobbiamo chiederci come si possa salvare questa barca e scartiamo subito le richieste che devono cominciare gli altri a fare gli onesti.
Azzardo a fare qualche proposta:
- 1) Facciamo si, che non ci sia mai più un condono o un indulto, scrivendolo nella costituzione per essere sicuri che questa misura sia credibile.
- 2) Riduciamo drasticamente i costi della politica, stabilendo che essi non possono eccedere la media dei paesi europei (numero addetti, stipendi, pensione, auto blu, ecc.). Questo un può per risparmiare, ma soprattutto per rendere più credibile la politica. “La Casta” saluta….
- 3) Ridurre subito le tasse che sulla carta sono esorbitanti, di almeno 20% per aumentare il loro gettito. Suona paradosso ma non lo è essenzialmente per due motivi: 1. Con una classe politica più credibile e con tasse più ragionevoli, la resistenza a pagare diminuisce sensibilmente. 2. Con tasse più basse aumenta la domanda e con essa l’economia che genera a sua volta nuove entrate per lo stato.
In nessun paese si pagano le tasse volentieri, ma si pagano, perché i contribuenti, almeno la grande maggioranza, sanno che sono necessari. E se i politici ne fanno un uso cattivo si eleggeranno la prossima volta degli altri. Perchè non dovrebbe essere possibile anche in Italia?
Peter Steiner
roma sottosopra
Ragazzi,
se siete a Roma domenica vi faccio un regalino:
siete invitati alla prima visita guidata di Roma SottoSopra, che si terrà presso
l’area archeologica del porto di Traiano.
La visita sarà gratuita per tutti, potete portare chi volete, basta avvertire chiamando al 320 5560439 dalle 9.00 alle 14.00 – 19.00 alle 23.00
Appuntamento:domenica 9 settembre, ore 11.00, davanti al Museo della Navi Romane Via A. Guidoni 35 – Fiumicino Aeroporto (RM)
D e F
D: Franca, secondo te sono eccitato?
F: Oh, non più mio buffo amore. Sei vecchio, ormai…
D: E allora?
F: Beh, nessun mistero, si sa. Lei, la vagina, dura più a lungo…
D: Di che?
F: Del tuo sesso.
D: E’ vero, ti ricordi quella volta, in Sicilia…
F: Altro che se mi ricordo: tu eri arrapatissimo.
D: No no ti sbagli: quella volta non ero io, ma tu che mi mordevi tutto.
F: Come no? Sono lucida io…
D: Ma per favore Franca, sembri una prugna della California.
F: Che vuol dire? Allora anche tu, secco come un fico.
D: Beh! Ne è passato di tempo. Allora ero il tuo giullare.
F: Giullare, giullar… lo sai da quanti anni ti sto dietro?
D: Tu dietro a me? Non dirne più. Anzi guarda, spostati che mi togli la luce.
F: Semmai me l’hai tolta tu, quando sei andato a Stoccolma a prendere il nobel, e mi hai lasciata a Roma nelle braccia di Di Pietro…
D: Sei sempre stata nevrotica…Ti ricordi quanto urlavi e io spaccavo le cose per farti stare zitta?
F: Beh! Anche tu, mica da ridere…
D: Però siamo stati sempre insieme.
F: Sempre insieme…anche troppo!
D: E perché non ci siamo lasciati?
F: Perché insieme siamo matti, più matti che da soli.
D: Senza di te non sarei matto?
F: Altrochè, da legare, però ci siamo tenuti stretti.
D: E’ vero, anche quando giravamo in tondo…
F: E allora perché andiamo d’accordo da così tanti anni, secondo te? Siamo un po’ rimbambiti?
D: Figurati, non lo siamo mai stati. Andiamo d’accordo perché ci siamo sempre amati.
F: Ed è bastato?
D: Senti, non rompermi i timpani con quella voce. E togliti gli occhiali.
F: Dario, sai che ti dico? Togliti tu di mezzo
D: Vieni qua che senza di me ci stai male
F: Allora…capisci?
D: …da sempre. E capisco bene anche le tue stramberie.
F: Uhm! Sai che me ne sarei andata senza la tua follia?
D: E io che avrei fatto senza di te?
F: Non so, Dario, forse niente, perché abbiamo sempre fatto tutto insieme.
Dialogo semiserio tra Dario Fo e Franca Rame
via

ciao ragazzi finalmente ci siamo anch’io parto per le vacanze me ne vado una ventina di giorni a Los Angeles e dintorni ho bisogno di svuotare la mente dalle mie pippe mentali appunto se avete voglia continuate a scrivermi via mail guai a voi se vi scordate di me vi abbraccio fortissimissimamente e vi sbaciucchio tutti
ps nella foto sono con la mitica Laura Dern