SVIZZERO SI’ MA ITALIANO PURE
Cari amici,
da oggi, periodicamente, ospiterò nel mio blog le riflessioni pungenti di Peter Steiner, uno svizzero che ama tanto tanto l’Italia da non poter fare a meno di venirci ogni weekend, ma che ancora non riesce a staccarsi completamente dalla sua patria con croce bianca su sfondo rosso perché nel suo dna necessita profondamente di orologi puntualità mucche cioccolato lindt e emmenthal. In Svizzera però non c’è il mare né il calore tricolore né la pasta al dente né la donna mediterranea, e così la sua indole è perennemente in conflitto tra due mondi tanto vicini geograficamente quanto lontani folcloristicamente.
Le sue riflessioni sul nostro paese, pensate con occhio svizzero ma elaborate con cuore italiano, sono per questo a mio parere molto interessanti.
Per la cronaca Steiner, che parla molto bene italiano, è piuttosto conosciuto in Svizzera in quanto si racconta che la sua mucca, ora ahilei defunta, anziché dire muu dicesse, sotto suo pressante addestramento, maa.
ecco a voi Peter Steiner.
Non solo gli Italiani, ma tutti gli uomini e donne della terra amano i loro figli. Tutte le generalizzazioni sono sbagliate ma sorprende uno straniero come me, come molti genitori italiani si sacrificano per i loro figli al di là di ogni ragionevolezza non solo quando sono in tenero età ma spesso anche quando sono maggiorenni da tempo. Per questo comportamento gli Italiani sono conosciuti in tutto il mondo. Ma è veramente così?
arieccomi

Cari amici,
sono tornata!
Las Vegas è un posto da vedere almeno una volta nella vita, perché dopo una decina di ore di volo ti ritrovi catapultano in un grande luna park vivente in mezzo al deserto. Luci sfavillanti riproduzioni di piramidi e città come Venezia e New York, immensi giochi d’acqua e di fuoco ma soprattutto casinò casinò e ancora casinò. Ho visto gente sfidare le slots con fiches da 1000 dollari l’una, gente che alle 7 di mattina si riunisce a giocare a poker o alla roulette perdendo completamente il senso del tempo e dello spazio, gente che decide di sposarsi e lo fa nel tempo in cui qui noi scegliamo i confetti tanto poi alla vita matrimoniale ci penserà dopo, gente che sfoglia cataloghi di prostitute come mia zia fa con quelli del postalmarket. E poi sceglie, servizio in camera. Caffè lunghissimi che non finiscono mai e restano caldi per ore come il caldo che senti uscendo dagli alberghi gelidi di aria condizionata, piscine in mezzo a palazzi lucidi e coloratissimi che quando fai il bagno ti sembra di stare ai caraibi ma se alzi lo sguardo potresti essere a Tokyo, cartelloni giganti con la foto di Celine Dion che non sei tu che guardi lei ma è lei che ti scruta ad ogni angolo e se non compri il biglietto per il suo concerto dio ti punirà perché non puoi dire non lo sapevo, panini col pollo riso col pollo insalate col pollo pollo col pollo. Nessun piatto tipico nessuna produzione locale nessun souvenir particolare da portare a casa, Las Vegas è una città che non ha inventato niente ma ha reinventato le cose degli altri e lo ha fatto talmente bene da illuderti che siano reali. Il primo posto al mondo che ho visitato in cui non senti parlare italiano ad ogni angolo ma solo un rumore ipnotico e assordante di slot machines che si mangiano i tuoi soldi e ti rigurgitano addosso una fame ridondante di provarci ancora un’ultima volta perché quella sarà quella giusta che forse non ti cambierà la vita ma almeno avrà restituito un tempo e uno spazio a quell’oasi di luci sfavillanti in mezzo al deserto.
Domani parto per Genova.


