L'UOMOGATTO
Ho trovato un gattino per strada. Tutto nero e indifeso. Con un occhio grigio e l’altro giallo. Disarmante.
L’ho preso e me lo sono portato a casa. Avrà avuto sì e no un mese di vita. L’ho allattato e ho cominciato a prendermi cura di lui. L’ho portato dal veterinario per assicurarmi che stesse bene. Stava bene. Molto bene. Giorno dopo giorno cresceva. Mangiava crocchette e cresceva. Aveva imparato a fare i suoi bisogni nella cassetta sul terrazzo. E intanto cresceva. Cresceva talmente tanto che era diventato un uomo: alto moro peloso e con la faccia da duro. Ma io continuavo a dargli il latte e le crocchette che lui beveva e mangiava nella sua ciotolina proprio come fosse un gatto. Cioè era un gatto. L’uomo gatto. Era tenero e faceva sempre i suoi bisogni nella cassetta sul terrazzo, poi li ricopriva con la terra aiutandosi con le sue mani abbronzate e virili. Miagolava e faceva le fusa ogni volta che rientravo a casa. Piangeva quando uscivo. La notte si accucciava al mio fianco nel lettone e ronfava. Poi mi sono svegliata.


