Luglio 2007

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Archivio Luglio 2007

BASTARDO

GW (20/07/2007 - 14:57)


CLACK!
Scusate...
CLACK!
Cos'è uno scherzo?
WROOOOOM....
No, se è uno scherzo ditelo!?
.....WROOOOOMMMMMMM...
Io non mi sto divertendo!
Era tutto inutile, ormai la macchina era troppo lontana. Non la vedevo neanche più. Continuai ad abbaiare lo stesso per un'oretta. Poi mi guardai intorno. Ero solo.
Mi chiamo Bobby e sono un bastardo.
Ho vissuto, fino ad un mese fa, presso la famiglia Petrelli in via Lariana 19, quarto piano. Avevo una cuccia spaziosa  in balcone, in posizione panoramica dal lato di villa Ada. Il cibo era abbondante e due volte al giorno venivo accompagnato al parco. Insomma non mi potevo proprio lamentare.
L'unico lato negativo era il figlio minore del dottor Petrelli, un delinquente di quattro anni e mezzo. Il suo passatempo preferito era tirarmi addosso qualsiasi corpo contundente. Un giorno ho tentato di saltargli alla gola. Non solo non ci sono riuscito, non sono molto agile , ma mi ha visto Caterina e si è messa a urlare.
Caterina era la sorella maggiore del piccolo mostro, anni 9, mani morbide. Fu lei a scegliermi, una mattina di sette mesi fa. Arrivò nel negozio dove mi trovavo, accompagnata dal padre. Era il suo compleanno. Io ero in una piccola gabbietta in un angolo. Come ci fossi finito non lo so. Il commesso mostrò al dottor Petrelli un'infinità di miei simili, tirandoli fuori uno ad uno dalle gabbie, ma il dottore sembrava sempre insoddisfatto. Quando toccò a me, lo vidi sorridere e rivolgersi alla bambina. Lei fece un cenno d'assenso e così fu decisa la mia sorte.
Scoprii subito il perché di tanta simpatia nei miei confronti da parte del dottore. Costavo meno di tutti.
Meno anche dei pesci rossi. Imbarazzante.
Caterina passava la maggior parte del tempo libero con me. La madre non era quasi mai in casa ed io le facevo compagnia. Mi faceva correre, giocare e saltare per ore. Era sempre molto affettuosa, ma io speravo che avesse meno tempo libero.
Non potevo dire di essere felice, solo moderatamente soddisfatto. Ogni giorno speravo che accadesse qualche fatto nuovo nella mia vita. E un giorno accadde.
Una mattina di buon'ora il dottor Petrelli mi portò a fare il solito giro a villa Ada. Mi accompagnava sempre lui a quell'ora, prima di andare in ufficio. Non era un tipo molto divertente, si limitava a tenere il guinzaglio, senza né parlarmi, né guardarmi. Quel giorno restammo nel parco più a lungo del solito. Evidentemente non andava al lavoro. Era anche vestito in maniera strana, con dei calzoncini colorati e una maglietta. Un'ora dopo avrei capito il significato del suo abbigliamento particolare. Andava in vacanza.
Quando risalimmo in casa, erano tutti e tre ad aspettarci in ingresso. Cominciarono a salire e scendere trasportando una infinità di pacchi e valigie. Forse traslochiamo, pensai. Poco dopo, con la macchina piena in maniera inverosimile, partimmo per una destinazione sconosciuta. Ero eccitatissimo per la novità. Gli altri passeggeri invece non erano particolarmente vivaci. Il piccolo disgraziato non mi faceva nemmeno i soliti dispetti. Io ero accovacciato in braccio a Caterina e mi godevo il panorama che sfrecciava fuori dal finestrino. Improvvisamente la macchina si fermò bruscamente. Siamo arrivati, pensai. Eppure intorno vedevo solo campagna. Il dottor Petrelli spense il motore e scese dalla macchina con fare deciso. Girò intorno alla vettura e venne ad aprire lo sportello dal lato di Caterina. Tutto quanto avvenne in pochissimi secondi. Caterina non riuscì nemmeno a guardarmi negli occhi.
Poi la macchina sparì. Ero solo.

Via Lariana. Ci siamo quasi. 13...15...17...19... ecco sono arrivato. Ho impiegato più di un mese per tornare e ora?
Vedo l'auto posteggiata al solito posto, vicino al portone. Sono tornati anche loro. Bene. Faccio il giro del palazzo e guardo verso il quarto piano. La mia cuccia è ancora lì, in balcone. Quando abitavo dai Petrelli, non sapevo come fosse dura la vita, fuori. Adesso lo so. Torno indietro verso l'ingresso principale ed aspetto. Prima o poi qualcuno di loro uscirà e allora...
Sono nascosto sotto la loro macchina. Non ho fretta. E' quasi sera quando vedo il portone aprirsi ed apparire due sagome conosciute. Il dottore ed il piccolo mostro. Vengono verso la macchina. Sono fortunato. Il dottore apre la portiera al figlio che entra. Lo sento aprire anche la portiera dall'altro lato. ENtra anche lui. Prima una gamba, poi... La mia mascella si serra con tutte le mie forze sul suo polpaccio destro. Lo sento urlare. Stringo più forte che posso. Lui non capisce nemmeno cosa stia succedendo. Sento il bambino che corre fuori e viene verso di lui. Do un ultimo strattone e sento il muscolo strapparsi sotto i miei denti. Mollo la presa e rimango immobile sotto la macchina. Il bambino sbraita in maniera incomprensibile. IL padre di più.
Era quello che volevo.
Mi preparo a mordere ancora.

Sto trotterellando dentro villa Ada. In lontananza sento una sirena che si avvicina sempre più. Deve essere successo qualcosa. I Petrelli non mi dimenticheranno mai ed io nemmeno. Ne sono certo. Sto ancora masticando l'orecchio destro del dottore, quando sento le sirene che si allontanano sempre più.
Mi chiamo Bobby e sono un bastardo


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