perdere tutto
Perdere tutto così, da un momento all’altro. La casa i mobili i vestiti i libri le fotografie i ricordi, tutto quello che hai raccolto in anni e anni di vita. Familiari parenti amici vicini nel peggiore dei casi. Sentirsi fortunati se si è ancora vivi, rifugiati in una tenda gelata che le coperte non bastano mai, ma almeno si resta vicino a quella che era la tua dimora, in un paese fantasma, con addosso la paura dello sciacallaggio e di nuove scosse. Veder crollare su di te interi piani, muri, precipitare di sotto, venire seppelliti dalle macerie e magari sopravvivere mentre il tuo bambino o il tuo compagno no,
lui non ce l’ha fatta.
La notte maledetta, io stavo dormendo nel mio letto, a Roma. Ho sentito vibrare, e ho visto la lampada spostarsi. Poi mi sono riaddormentata. Poche ore dopo ancora scosse, e poi più niente.
La mattina seguente la tragedia veniva annunciata, come dentro un incubo, poco alla volta. I morti erano sempre di più di ora in ora, e adesso superano i duecento. Migliaia i feriti e ancora molti i dispersi. Quella che per me era solo una leggera vibrazione, per altri è stato l’inferno. Altri la cui unica colpa era quella di abitare in quel posto.
Ma allora mi chiedo: si poteva fare qualcosa? Il terremoto era prevedibile o no? E soprattutto, come è stata costruita la casa dello studente? E l’ospedale? E’ possibile che un ospedale nuovo, nuovissimo, crolli???
Le immagini che ci arrivano dall’Abruzzo non hanno bisogno di didascalie, così come anche la grande solidarietà che cresce e arriva da ogni parte d’Italia e non solo. Volontari che lavorano giorno e notte, scavano con le mani con la speranza che non muore mai di trovare un superstite, psicologi, vigili del fuoco, medici, infermieri, gente che apre le porte della propria casa per ospitare quelli che l’hanno persa o non possono accedervi.
Fermiamoci a pensare solo un attimo: e se succedesse a noi di perdere tutto all’improvviso?
Fermiamoci un attimo.


